Sguardi di Confine

Master 62enne nel mondo del Bdsm da 20 anni. Noto in questo mondo come ‘Oscuro’, si definisce un “privilegiato” perché ha iniziato a vivere il Bdsm e poi gli ha dato un nome, “così non ho attraversato tutte le fasi classiche di chi si scopre pulsioni ‘strane’ e poi passa magari anni prima di concretizzarle in qualche modo”.

Intervista di Valentina Colombo in collaborazione con Mirko Galantucci

Cosa intendi con ‘gli ho dato un nome’?

“Diciamo che ho vissuto esperienze tipiche del Bdsm e poi ho capito che era Bdsm. In altri termini, ho vissuto certe pulsioni senza inquadrarle in un sistema ma semplicemente perché mi piaceva viverle e, fortunatamente, avevo trovato una partner che mi era complementare”.

E adesso riesci a trovare facilmente le tue partner?

“Ho due schiave da molti anni, non ho bisogno di trovarne altre se non per occasionali diversivi, molto rari peraltro”.

Non hai una partner canonica? Sei sposato o ti sei mai sposato?

“Sono stato sposato per 16 anni, ho due figli grandi. Non cerco una partner canonica anche perché, in qualche modo, le due donne che si sono legate a me fanno anche quella funzione. Nel senso che non vivo un Bdsm tecnico e anaffettivo”.

Quindi provi qualcosa di simile a quello che normalmente viene chiamato ‘amore’?

“Diciamo di sì anche se sono molto restio ad usare quel termine. Diciamo che nutro per entrambe un profondo affetto che, se viene paragonato con quello che generalmente le persone definiscono amore, può sicuramente passare per tale. Io, però, ho una percezione più alta e complessa dell’Amore”.

Ovvero?

“Nulla di particolare. L’amore per me è un sentimento totalizzante che antepone il bene dell’altro al proprio, che non potrebbe mai tollerare una relazione a tre in cui è evidente che le due donne che stanno con me vivono il rapporto ma sicuramente preferirebbero essere le uniche. D’altro canto, se una delle due mi mettesse di fronte all’aut aut, o me o me ne vado. Magari con la morte nel cuore ma direi loro: ‘Vai pure’”.

Dicevi che, in qualche modo, hai avuto la fortuna di soddisfare queste pulsioni prima ancora di dare loro un nome. Da quando hai sentito queste pulsioni e che spiegazione hai dato alla loro esistenza?

“Mah, probabilmente sono sempre state presenti in me solo che le ho attribuite a fantasie adolescenziali poi rientrate con la maturità e il matrimonio”.

Credi quindi di essere in qualche modo nato ‘master’?

“Cavolate, master è un termine idiota nato da chi non sa esprimere concetti articolati (che sono i più peraltro). Diciamo che ho sempre avuto qualità di leadership e una buona capacità di convincimento delle persone. Semplicemente, per background culturale e per indole, le ho sempre indirizzate in ambiti diversi. Ad un certo punto ho scoperto questo aspetto e ho cominciato a coltivare e approfondire alcune tematiche.

Anche se il termine lo reputi sbagliato, per te è un’indole?

“È una peculiarità, l’indole è un’altra cosa. Se fosse un’indole sarei probabilmente prepotente e volitivo invece io sono pacato e dialogante”.

Quando è come stata la prima volta che hai avuto la consapevolezza di questa tua peculiarità?

“Era una serata di fine primavera, avevamo preso alloggio in un curioso alberghetto ubicato al quinto piano di un palazzo nel centro di Torino: Hotel Solferino, credo si chiamasse.

L’ambiente era abbastanza ignobile, gestito da due signore che non mi stupirei se in gioventù si fossero dedicate al mestiere più vecchio del mondo, ma, tutto sommato, il prezzo era buono e i letti puliti.

Era la seconda o la terza volta che ci venivamo e cominciavamo a sentirci quasi a casa.

Buongiorno signori!

Ci apostrofò garrula la maitresse vedendoci entrare

Siamo un po’ a disagio per via della ristrutturazione dell’albergo, ma una camera per voi c’è sempre!

Sorrise, ammiccando laidamente…

La camera era un po’ meno che decorosa: un armadio fine ‘800 frutto di qualche recupero, con all’interno delle grucce di legno, di quelle che da bambino usavo per farmene una spada, un paio di comodini eterogenei, il letto a sommier con una testatina in falsa radica appoggiata contro il muro.

La condizione generale era piuttosto deprimente, ma la voglia di stare assieme superava di gran lunga qualsiasi considerazione estetica.

Finalmente a letto! Baci carezze abbracci, e via via, progressivamente, fino a fare all’amore.

Per quel che mi è dato ricordare, tutto procedeva le nostre consolidate e piacevoli abitudini quando lei, improvvisamente e senza alcuna ragione plausibile, si inarca, si divincola, cerca di “sgropparmi”. Di norma, in un simile frangente, mi sarei immediatamente fermato per capire cosa le fosse preso. Di norma, l’avrei sicuramente fatto, ma non quella sera.

Non saprò forse mai cosa mi prese, ma ricordo perfettamente che le afferrai i polsi, la costrinsi a rimettersi giù e continuai a “fotterla”, disinteressandomi totalmente delle sue reazioni. All’inizio lo stupore per quel mio comportamento così inusuale, la bloccò un poco, ma quando si rese conto che non avevo alcuna intenzione di fermarmi, tentò in tutti i modi di reagire. Peccato che la mia mole e la posizione rendessero vani tutti i suoi sforzi: la mia stretta e il mio peso l’avevano immobilizzata al letto in un modo così totale da impedirle qualsiasi tentativo di ribellione.

Eppure… i suoi tentativi di divincolarsi invece di preoccuparmi o inibirmi, aumentavano vieppiù la mia eccitazione.

Fu come un flash, una sorta di illuminazione: che mi piacesse fare sesso era un dato di fatto innegabile, ma il disporre a proprio piacere del corpo di una donna che si ribellava, o che tentava di farlo, era immensamente più coinvolgente ed eccitante.

E più eccitante ancora erano le sue reazioni che la facevano rispondere in modo molto più travolgente ed appassionata del solito.

La presi così, a lungo, senza darle modo di reagire, adottando i miei tempi e i miei ritmi e venni, cosa inconcepibile per me, senza aspettare il suo orgasmo, venni esclusivamente per il mio piacere, incurante del suo.

La sua reazione fu un pianto dirotto e silenzioso, di cui, solo più tardi, capii la ragione,quando ci confrontammo su ciò che era successo, e mi rivelò che quel pianto era un la rabbia per aver dovuto ammettere che tutte le sue convinzioni di femminista arrabbiata, erano state travolte dal piacere di essere usata e di sognarsi schiava.

Ci confidammo le reciproche fantasie, i sogni segreti e ricorrenti e scoprimmo, con mia enorme gioia che erano medesimi e complementari.

Da quel giorno il nostro rapporto cambiò: eravamo entrati nel fantasmagorico mondo del Bdsm”.

Successivamente cosa è successo? Quando hai avuto le prime slave? Sono ancora quelle attuali?

“La prima schiava è stata quella del raccontino 20 anni fa. Poi ne ho avute molte altre, alcune per brevi periodi altre per lassi di tempo maggiori. Diciamo che le più ‘longeve’ sono queste ultime due. Una è con me da quasi 9 anni, l’altra da oltre 5”.

Frequentando il mondo Bdsm è facile trovarle? Ovvero, la quantità di donne a cui piace essere schiave è considerevole o è ‘un ago in un pagliaio’?

“Domanda complicata, vedo di spiegarti. Donne con fantasie di sottomissione ce ne sono un botto, schiave pochissime. In altri termini, la maggior parte delle sedicenti schiave sono schiave più o meno quanto sono reali le fantasie di stupro di molte femmine. È una suggestione nella migliore delle ipotesi, una strategia per trovare conferme e attenzione il più delle volte. Considerando che anche i maschi sono per lo più persone frustrate alla ricerca di conferme e piccole rivalse, l’incontro di due insoddisfazioni è piuttosto agevole e, di norma, lascia entrambi insoddisfatti.

O meglio, c’è un primo periodo nel quale sembrano aver trovato il partner della vita, che dura di solito poco, per poi passare alle recriminazioni e peggio. Questo perché, nella maggior parte dei casi, la ricerca è finalizzata a trovare una controparte e non all’attenzione per la persona che si ha davanti, finita la fascinazione iniziale vengono fuori le magagne che sono tante. Altro discorso se il rapporto parte e si sviluppa su basi mature e consapevoli. Ma questo è molto ma molto raro”.

Quindi, secondo te, al di là che si definiscano schiave o meno, la maggior parte delle donne è naturalmente incline ad essere remissiva, perlomeno nell’atto sessuale?

“Non lo so se sia una questione genetica e non so nemmeno se sia vero, sta di fatto che ci sono una quantità di donne che professano tale inclinazione e il successo dei vari ‘50 Sfumature’ sembra dare ragione a tale ipotesi e, nel contempo, a circoscriverla a una valenza molto soft: più una fantasia che una reale esigenza profonda, forse il desiderio di scatenare pulsioni violente e incontrollabili nel maschio. Tieni comunque presente che non sono molto esemplificativo dell’immagine del padrone medio”.

In cosa differisci tu dal ‘padrone medio’?

“Io sono presuntuoso spocchioso, culturalmente un po’ sopra la media, mi faccio delle domande e mi do delle risposte. Il padrone medio, invece, tende solo a cercare un paio di natiche da segnare. Diciamo che vedo la distanza analoga a quella che ci può essere tra chi guarda i programmi di Philippe Daverio e chi guarda il Grande Fratello”,

Quindi immagino che tu sia più portato per una dominazione psicologica rispetto a una fisica

“Non esiste l’una senza l’altra ma, di certo, non sarei mai interessato a una dominazione che parte dalla paura fisica. Io semmai gioco sulla paura psicologica di perdermi. Tornando al discorso del master etc, non è un caso che io mi definisca ‘Orko’. Proprio per marcare la distanza dalla massa dei quaquaraquà”.

Come funziona, per te, il rapporto tra dominatore e dominata?

“Significa rendermi talmente indispensabile da non poter concepire l’idea di perdermi e, di conseguenza, a fare ciò che esigo per non dispiacermi. In realtà è molto più sfumato e articolato ma la sostanza è questa”.

E quali sono le pratiche che prediligi? Il rapporto sessuale è la parte più importante o è solo una delle parti?

Se possiedo una persona vuol dire che ne uso a mio piacere e, di conseguenza, l’aspetto sessuale (essendo io un erotomane) è centrale, molto più del dolore. L’umiliazione ha una sua valenza a sé stante che deriva proprio dal piacere del possesso e dell’arbitrio ma, essendo una persona intelligente, civile ed educata, non ne abuso quasi mai”.

Abbiamo intervistato qualche mese fa una mistress e diceva che, agli schiavi uomini, la cosa che piace di più è l’umiliazione da un punto di vista fetish (quindi leccare i piedi etc). Per te questo aspetto è importante?

“È piacevole ma, come tutte le cose, se diventa abitudine perde di fascinazione. Spesso le persone vivono il Bdsm come meccanica esecuzione di pratiche preordinate, io non lo potrei sopportare. Una cosa che ho fatto con una certa frequenza con una schiava di qualche anno fa, era di ordinarle di accostare la macchina e di masturbarsi ovunque fosse. Era divertente percepire il suo imbarazzo e la sua difficoltà ma non l’ho quasi mai ripetuto dopo, le pratiche sono funzionali a ogni singolo rapporto e non esportabili direttamente”.

Tornando ai ruoli: la schiava prova piacere nel soddisfare il suo padrone oppure per un puro istinto masochista?

“Non essendo sadico non vorrei mai una schiava masochista. Anzi, negli anni alcune si sono proposte e le ho scartate in partenza”.

Quindi il piacere è solo quello di soddisfare il padrone?

“È un po’ più complesso. Il piacere è anche soddisfare il padrone ma anche sentire che non si può resistere a una volontà altrui il senso di ineluttabilità una sorta di incapacità ad opporsi e un conseguente abbandono”.

Per quanto riguarda la tua sfera privata, fuori da questo ambito, tieni nascosta questa tua peculiarità o è pubblica?

“Non ostento e di certo non ne parlo in ufficio ma i miei figli ne sono venuti a conoscenza per vie traverse e ho affrontato con loro la questione, non hanno gradito ma alla fine abbiamo comunque trovato un modo di andare oltre. Diciamo che sono comunque riservato di mio per cui non metto in piazza le mie cose.

Non hai avuto modo di trovarti vittima del pregiudizio dovuto al tuo modo di essere (tralasciando il disco dei figli che chiaramente ha un altro tipo di sfaccettatura ed è più delicato)?

“No, direi di no, nel senso che come ti dicevo il mio privato rimane tale”.

Cosa consiglieresti a qualcuno che legge e potrebbe trovarsi indeciso o spaventato nell’accettare il suo modo di essere?

“Ho scritto un mucchio di cose sull’argomento, gli (le) consiglierei di leggere il mio blog e poi di ascoltarsi nel profondo per capire se certe esigenze sono reali o solo un portato del mainstream contingente”.

Foto by Grendelkhan – originally uploaded from the English Wikipedia by Grendelkhan on 27 Aug 2004., CC BY-SA 3.0, 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *