Sguardi di Confine

Suona la campanella, il call center antigender risponde. È attivo da lunedì 12 settembre il numero di telefono pensato da Regione Lombardia per permettere ai genitori di segnalare eventuali “casi di emergenza educativa”. Così sono state identificate, dal Pirellone, (anche) le cosiddette “ideologie gender” da combattere.

A sentirsi presa di mira – per un costo di 30mila euro grazie ad un bando regionale – c’è insomma la comunità Lgbt. Anche se, a dire il vero, a poter essere segnalati saranno casi di “abuso educativo” di ogni genere e chi contatterà il numero 800.318.318 verrà ascoltato da psicologi, pedagogisti e insegnanti, grazie alla gestione di Age, Associazione Italiana Genitori di dichiarato orientamento cattolico.

Lo “sportello famiglia” è pronto. Schieramento “antigender” compreso

Insomma, lo “sportello famiglia” è pronto. Schieramento “antigender” compreso, nonostante nessun movimento Lgbt abbia mai rivendicato né il termine gender, né presunte ideologie ad esso ispirate. Semmai si è solo aperta, nel “Bel Paese”, la strada verso una maggiore inclusione, grazie al via alle unioni civili. E quindi, al massimo, si è ipotizzata la possibilità di mostrare agli alunni nelle scuole le sfumature esistenti al mondo, non le fittizie e artificiali classificazioni.

In ogni caso – nonostante i grandi sponsor antigender lanciati dall’assessore regionale alle Culture del Carroccio, Cristina Cappellini così come dal numero uno della giunta lombarda, Robero Maroni – il presidente di Age, Giuseppe Angelillo, rassicura sottolineando come la presunta “ideologia gender” non sia “il cuore del nostro impegno”. Insomma, la vera utilità del centralino dovrebbe mirare piuttosto a gestire situazioni di disagio, a cominciare dal bullismo. Una decina di specialisti sarà così pronta a prendere in carico la situazione, analizzarla e, quindi, agire di conseguenza dove necessario.

Arcigay Varese: “Incentiva il bullismo transomofobico”

Ma intanto, di fronte all’“antigender”, l’Arcigay promette di non lasciarsi mettere la testa sotto i piedi: “Lo sportello antigender di Regione Lombardia – dichiara il presidente dell’associazione Lgbt di Varese, Giovanni Boschini – è un’operazione meramente propagandistica che mira a incentivare il bullismo transomofobico e lo stigma sociale nei confronti di gay, lesbiche e transessuali nelle scuole. È vergognoso che vengano spese risorse pubbliche per teorie inesistenti e inconsistenti come la teoria del gender, che altro non sono che progetti delle associazioni per debellare il pregiudizio e per evitare che dalla scuola escano potenziali bulli. Questa iniziativa servirà solo per parlare alla pancia di potenziali elettori disinformati sull’argomento”.

Mentre da Arcigay Milano, Fabio Pellegatta, annuncia chiamate a tappeto per monitorare l’effettivo svolgimento del servizio. C’è grande apprensione, quindi, da parte della comunità Lgbt. Anche perché il “la” alla realizzazione del numero verde arrivò proprio dal convegno realizzato nel gennaio del 2015 al Pirellone, in difesa della “famiglia tradizionale”.

Il call center antigender scatena l’ironia del web: Ti si è intasato il lavandino? Maroni ha la soluzione per te!

Su Facebook, invece, la questione ha già preso una svolta (come prevedibile), ironica: sono già quasi 5mila gli utenti ad aver aderito all’evento “Fare scherzi telefonici a Regione Lombardia sostenendo di essere il Gender” in programma per sabato primo ottobre, dalle 12 alle 15. “Ti si è intasato il lavandino? Va male il wifi? Sono troppi gli esami a settembre? Ti puzzano le calze? I tuoi amici si vestono con dubbio gusto estetico? Non c’è problema, Maroni e Regione Lombardia hanno la soluzione per te! Con 30.000€ di fondi pubblici ora esiste il Telefono Antigender!” scherzano sulla pagina dedicata.

Mentre ci auguriamo che gli scherzi, invece, siano solo quelli della “paura delle diversità”. Sperando che gli specialisti del caso (psicologi in primis), rispondendo al numero verde, cerchino piuttosto di far comprendere ad eventuali allarmati genitori, quanto sia importante educare alle diversità, piuttosto che a un mondo dei balocchi in bianco e nero.

call center antigender

One thought on “Call center antigender al via: “Risorse pubbliche per teorie inesistenti”

  1. così inesistenti che tutti si affettano a negarlo. Quanta fretta per una teoria che non esiste.

    e quando con soldi pubblici insegnano ai bambini la masturbazione o che il sesso di appartenenza si decide a tavolino?e lo fanno.

    li va bene? ipocrisia

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