Sguardi di Confine

L’ecstasy come farmaco per curare il disturbo post-traumatico da stress? A quanto pare accadrà in tempi brevi. A dare l’ok è stata la Food and Drug Admnistration (FDA) statunitense, che ha riconosciuto gli effetti benefici che questa droga ha sulle persone affette da questo tipo di malattia  e ha definito questa particolare cura con l’espressione “Breakthrough Therapy”, ossia terapia innovativa.

Il consenso dell’agenzia permetterà di accelerare l’iter per la messa in commercio del farmaco, ancora illegale, che si stima avverrà negli Stati Uniti entro il 2021.

I Trial Clinici

La richiesta di approvazione è stata avanzata dalla Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS), organizzazione no-profit fondata nel 1986 da un gruppo di ricercatori specializzati in sostanze psichedeliche che ha finanziato studi clinici con lo scopo di sostenere l’uso terapeutico di droghe illegali, tra cui MDMA, LSD e cannabis.

Precedenti ricerche effettuate hanno mostrato come l’ecstasy, se assunta in piccole dosi e affiancata da sedute psicoterapeutiche, abbia un’efficacia di gran lunga superiore rispetto ad altri farmaci comunemente utilizzati per curare lo stesso disturbo da stress.

Il fondatore di MAPS, Rick Doblin, ha spiegato che: “Fino a questo momento 107 persone che avevano sofferto in media per 17,8 anni sono state trattate in test di fase II e dei 90 ancora reperibili 12 mesi dopo il trattamento, 61 non avevano più il disturbo”.

Gli esiti positivi di questi studi hanno indotto la FDA a riconoscere l’MDMA come cura rivoluzionaria e ciò ha reso altresì possibile avviare una terza e ultima fase di studi legati all’utilizzo della droga in questione come medicinale: se i risultati verranno confermati, allora  il farmaco sarà facilmente acquistabile in farmacia.

L’associazione dei ricercatori ha effettuato ulteriori sperimentazioni su altre droghe come la Ketamina, risultata utile per contrastare il disturbo bipolare, e LSD, da somministrare alle persone che soffrono di ansia.

Cos’è l’ecstasy?

L’ecstasy, o MDMA (3,4 metilenediossimetilanfetamina) è una sostanza psicoattiva, una metanfetamina, che agisce stimolando il nostro sistema nervoso. La sua assunzione fa aumentare il rilascio di noradrenalina, dopamina e serotonina, ormoni che influenzano il nostro umore, il sonno e l’appetito.

Essa provoca stati psicologici di euforia, sensazioni empatiche, un generale senso di benessere e riduzione dell’ansia, effetti che possono durare fino a 6 ore.

I soggetti affetti da disturbo post-traumatico da stress

Coloro che vengono sottoposti direttamente alla terapia innovativa sono soggetti con difficoltà psicologiche, che hanno subito un trauma importante a seguito di un incidente, una guerra o una violenza. I primi ad essere stati coinvolti nei test sono i veterani dal fronte Iraq e Afghanistan.

La loro situazione si caratterizza per il fatto che tendono a rivivere l’evento traumatico attraverso immagini, percezioni o pensieri ricorrenti che si palesano in maniera persistente. Può verificarsi però anche la situazione opposta, in cui queste persone dimenticano o hanno difficoltà a ricordare il trauma. In questo caso l’effetto è l’allontanamento dalle relazioni con gli altri individui e l’esclusione sociale.

L’ecstasy come farmaco: attenzione agli effetti collaterali

Alcuni pazienti che hanno fatto uso di ecstasy durante i test clinici hanno dichiarato che questa nuova terapia li ha aiutati non solo ad affrontare i loro ricordi dolorosi, ma anche a smettere di abusare di alcol e altre droghe, di sentire un miglioramento delle loro condizioni generali, tanto da permettere loro di trovare lavoro.

Se da una parte questo “farmaco” sembra essere la soluzione a tutti i problemi, dall’altra parte non bisogna sottovalutare gli effetti devastanti che questa droga può avere su di noi.

La sensazione di sollievo che si può percepire inizialmente è dovuta al fatto che l’ecstasy agisce sul cervello provocando gli effetti dell’Alzheimer. Anche Charles R. Marmar, capo del reparto psichiatrico alla Langone School della New York University e uno dei ricercatori leader nella cura del DPTS, in un’intervista rilasciata al New York Times ha affermato che: “Se gli studi continuano a ottenere buoni risultati, saranno di grande utilità“.

Tuttavia si è mostrato preoccupato per il potenziale abuso della sostanza: “È un farmaco di benessere e sappiamo che le persone sono inclini ad abusare e il suo uso prolungato può portare a gravi danni al cervello“.

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