Sguardi di Confine

Metti un venerdì sera, una compagnia di amici e qualche birra in piazza, nel nord Italia al confine con la Svizzera. Concludere la serata in visita a un bordello in Canton Ticino, dove la prostituzione è legale, è stata quasi una consuetudine per l’allora 18enne della provincia di Varese che abbiamo intervistato. Così come – a detta sua – per tantissimi giovani della zona.

Ora quasi 30enne, ricorda queste avventure con la nostalgia delle bravate giovanili più per l’atmosfera festaiola di gruppo che per il momento stesso dell’atto sessuale. E allora diamo voce anche questo aspetto, tanto taciuto e nascosto quanto vissuto e diffuso, senza entrare nel merito della questione etica attorno alla prostituzione.

“A volte trovavi delle ragazze della tua età – racconta – Capitava che ti prendevi bene e magari anche lei si divertiva. Poi, quando andavi via, ci rimanevi male. Mi è capitato con una ragazza: alla fine mi abbracciava, si provava i vestiti davanti a me, abbiamo visto insieme i fuochi d’artificio sul lago di Lugano dal balcone della camera, avevo su di me il suo profumo… pensavo fosse stata una ragazza qualsiasi, conosciuta per caso.

In alcuni casi ti lasciano il suo numero, ti dicono apposta ‘la prossima volta non paghi’, oppure ti mandano i messaggi per chiederti ‘quando torni?’. Io ai tempi avevo 18 anni, ero appena uscito dal liceo e avevo iniziato subito a lavorare.

Un ragazzo di 18 anni, con uno stipendio seppur misero di 800/900 euro… pensa a quante cavolate può fare con quei soldi. E io, una delle prime cose che ho fatto, è stato ‘investirli’ in quelle serate. A quei tempi capitava andassi 2 volte al mese. Così anche altri, che dopo il liceo avevano scelto di lavorare e avevano il loro stipendio, venivano con me.

Insomma, si faceva serata, andavi in piazza e bevevi un po’, poi il ‘coglione’ di turno diceva ‘andiamo a troie’, tutti si alzavano in piedi e si andava. Era bella l’atmosfera: eri lì, nel bar del tuo paese e poi si partiva tutti insieme”.

Ora non lo rifaresti più?

“No, adesso studiando in università non ho più quei soldi. Era proprio un buttare via i soldi perché potevo farlo”.

Se ora avessi i soldi, lo rifaresti?

“Mah, non lo so. Magari qualche volta. Non lavorando, per responsabilità, i soldi che ho li gestisco per le cose serie. Chiedono 100 euro alla volta. Ma non credo di rifarlo, era proprio una cosa legata allo stare in compagnia… da ‘sano’ (non ubriaco ndr.) non andrei mai. Da sano mi guardo un film, leggo un libro e me ne vado a letto.

Tra l’altro in quei momenti avevo il dramma che, scendendo dalla macchina, potesse vedermi qualcuno che conoscevo. Questo soprattutto a Cremegnaga dove parcheggi e devi attraversare la strada per entrare nel locale e a 100 metri c’è una dogana, è una zona molto trafficata. Tra l’altro, quando uscivi dal bar con lei, per andare in stanza dovevi farti tutto il marciapiede fuori e girare dietro: quel pezzo lo vivevo con terrore, te lo facevi a testa bassa, avevi la paura che ti vedesse qualcuno con accanto una ragazza alta ‘6 metri’, con i tacchi, etc”.

Che atmosfera si respira in questi club?

“La prima cosa che noti è il mix di profumi e luci. Quelle fanno tanto, ti fanno entrare nell’atmosfera. C’è un locale in cima a una collinetta: a metà del percorso inizi a vedere le lucine e già quello ti fa scattare qualcosa. Poi entri, vedi le luci, senti i profumi e colleghi il tutto al tuo stato alcolico e ‘impazzisci’.

Ci sono anche i night, quelli non prevedono che alla fine si vada in una stanza: offri solo da bere alla ragazza e passi del tempo con lei. Alcuni di questi sono nati come bordelli e quindi la struttura ha le stanze. I night però hanno i privè, gli spazi per ballare e le ragazze vogliono una cifra allucinante per andare in camera.

Una volta siamo andati in un bordello, poi trasformatosi in un night. Il barista ci ha subito avvisato che avremmo dovuto offrire da bere alle ragazze. Dopo averle pagato la consumazione, lei ti chiede se vuoi andare nel privè dove, sostanzialmente, credo ti balli davanti. Poi, sapendo che ci sono le stanze sopra, uno può anche chiedere di andarci. Ma in quel caso non ti chiedono 100 franchi, te ne chiedono almeno 300”.

Qual è il night più particolare che hai visitato?

“A Lugano c’è un posto ‘assurdo’ che si chiama Piccionaia: lì paghi solo per stare con una ragazza a parlare. Un giorno siamo entrati anche lì ‘scatenati’, convinti fosse un bordello. C’era un piccolo spazio all’ingresso e poi si apriva in una sala simile a una discoteca. Siamo entrati lanciati, all’ingresso ci hanno fermato:

Sapete come funziona qui? Abbiamo delle tariffe particolari per stare con le ragazze, ogni mezz’ora si paga’.

Non ricordo più quanto fosse la cifra ma bisognava pagare solo per stare a chiacchierare con la ragazza. Pagavi la tariffa iniziale, la consumazione per entrambi e poi, se lei era d’accordo, te la portavi via perché lì non ci sono stanze. Infatti, all’esterno era pieno di macchinoni. Insomma avevi la possibilità di stare lì, prendere una bottiglia di vino, chiacchierare una mezz’ora e poi andare via con lei.

Mi è sembrato assurdo: dove poteva essere il piacere? Ovviamente mi piace parlare con loro ma non pensavo di doverle pagare anche solo per parlare. Non pagherei per parlare con nessuna persona. Comunque ragazze lì, ovviamente, sono di un livello ‘superiore’ che in altri posti non vedi: tutte perfette, tutte modelle”.

Quando andavi con una prostituta, invece, che rapporto si creava? 

“Un aspetto simpatico è che, quando parlavamo con le ragazze, ci inventavamo sempre dei personaggi. Tu non eri mai la persona reale che sei, avevi sempre un nome diverso, un’identità diversa, un lavoro diverso”.

Era chiaro anche per la ragazza che si trattava di uno scherzo?

“No, no, il bello era quello. Spesso erano gli amici che decidevano la tua identità e alcune di loro ci cascavano. Non dubitavano proprio fossero invenzioni. Ci inventavamo spesso anche figure ricorrenti: io e un mio amico facevamo lo zio e il nipote. Due ragazzi della stessa età, uno dei due (lui) molto istintivo.

Mi sono presentato a una ragazza dicendo che lui era mio nipote, lei mi ha chiesto cosa facesse nella vita: ‘Fa il calciatore’. E lei: ‘Ah sì? E dove gioca?’. Io: ‘Fa il portiere titolare del Varese’. Ma lei ci ha beccati: aveva dei clienti davvero calciatori e ci ha sgamati subito: ‘Come mai non sei al ritiro?’. Alla terza volta che lei gli ha chiesto la stessa domanda, lui è sbottato: ‘Ma quale torneo!’. Insomma, ci aveva smascherati e ce ne siamo andati.

Di ogni occasione c’è sempre un aneddoto divertente accaduto che oggi ricordo con piacere anche se di molte ragazze non ricordo neppure le facce”.

Non hai mai pensato che la ragazza non avesse voglia e fosse lì solo per soldi?

“No, poi nel mentre c’è anche il piacere dell’atto sessuale. Ma la verità è che, a distanza di anni, ti ricordi i dettagli divertenti: eri fuori, c’erano i tuoi amici, è accaduto quell’aneddoto. Sono esperienze che sembrano assurde ma ti lasciano ricordi belli. Fosse l’atto sessuale in sé, non ti ricorderesti di niente, diresti solo che sei andato ‘mille volte’. Invece mi ricordo gli aneddoti con gli amici, piuttosto che il viso della ragazza con la quale sono andato a letto quella volta.

Poi per tutti non sarà andata così. Tra e me e i miei amici sì. Anche perché qualche ragazza ce l’avevamo, non siamo mai stati dei ‘disperati’ totali: non andavamo perché ci mancava fare sesso. E infatti da solo non sono mai andato, avevo proprio il terrore di andare da solo. Anche il fatto di arrivare lì, parcheggio buio, facce strane… invece, se vai in compagnia, è il gruppo di amici che va a divertirsi.

Ci sono tante ditte, in Svizzera, che in occasione delle feste di Natale, dopo la cena natalizia organizzano la serata nel puttanaio, fa parte della loro ‘cultura’, lo fanno soprattutto le ditte grosse”.

Ti vergogni di dire di aver frequentato i bordelli?

“Non è tanto facile da dire. Io lo racconto con tranquillità perché i motivi per cui sono andato sono questi. Però, è logico che se domani esco con una ragazza e lei mi chiede se ci sono andato, le direi di no. Probabilmente non glielo direi mai perché potrebbe subito interpretare in un altro modo. Penserebbe subito che sono un porco, pervertito che paga per fare sesso. Ma è solo una forma di divertimento… costosa”.

È un tabu, ma molto diffuso…

“Bisogna vedere quando è sfruttamento. A volte si è convinti che sia sempre solo sfruttamento mentre in altri casi si tratta di una persona protetta che fa un sacco di soldi. Ma certo, è solo una parte del fenomeno: la prostituzione è un problema gravissimo, va regolarizzata e ci vogliono delle leggi. Penso che anche in Italia debbano esserci locali così e le ragazze vadano tolte dalla strada, dove la figura del protettore è davvero un protettore, non un magnaccia, ovvero uno sfruttatore.

Alle 5 del mattino, fuori da un bordello in Svizzera, è pieno di macchinoni che portano via le ragazze. Alcune vengono portate a casa loro, altre vivono proprio lì nelle stanze: in alcuni casi ho visto nelle loro camere anche pacchi di pasta etc.

Andrebbero tolte dalla strada, così sarebbero controllate a livello medico e non sfruttate. Come anche in Germania: la figura del protettore è regolarizzata e paga le tasse.

Invece, ad Amsterdam non sono riuscito ad andare in quei locali. Non avevo voglia: mi è sembrata una cosa da ‘bestie’ questo quartiere a luci rosse con le porte sulla strada dove esce uno ed entra l’altro. Davvero non ha senso.

A Francoforte, invece, c’è un quartiere con condomini appositi: apri la porta, sali e scegli la ragazza. I prezzi qui sono impressionanti, circa 20-30 euro a ragazza, vista l’altissima concorrenza. Anche ad Amburgo, dove c’è un quartiere ancora più grande, è così. Le camere sono belle, le ragazze pulite, ma la zona è degradata: ci sono molti ragazzi che spacciano in mezzo alla strada”.

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