Sguardi di Confine

Sono milioni. Ma ognuno di loro è un singolo essere vivente, con una propria singolarità e identità specifica. Impensabile e terribile la sola lontana affermazione: “Tanto hanno tutti la stessa storia”. Ognuno di loro è una vita in cammino differente. Ognuno di loro ha una propria esperienza e un proprio vissuto. La vita di ogni migrante è uno Sguardo di Confine degno di essere raccontato.

Oggi iniziamo con Kelly Jonah, ora 26enne, sbarcato a Lampedusa nel maggio 2015. Arriva dalla Nigeria, precisamente da Edo State, Benin City. Da un anno risiede nei centri di accoglienza del varesotto.

Raccontami della tua vita in Nigeria

“Ho lasciato lì mia mamma e due fratelli. Mia mamma ha un piccolo commercio di bigiotteria. Sfortunatamente, mio fratello Kelvin è morto molti anni fa. La vita in Nigeria era molto difficile a causa della situazione finanziaria. Andavo all’università, studiavo informatica.

Il commercio di mia mamma però era molto piccolo, abbastanza per guadagnare dei soldi per prendersi cura di noi. Quindi, non poteva pagare le mie tasse universitarie. Quel periodo è stato difficile, non potevo pagarmi neppure io le spese quindi sono dovuto tornare a casa.

Mio fratello era in Italia, a Napoli e ci inviava dei soldi. Sfortunatamente, è morto e io sono rimasto spiazzato. Non potevo sapere come ma dovevo fare qualcosa per aiutare la mia famiglia, cercando di trovare un lavoro. Così, mi sono chiesto: ‘Per quanto possiamo resistere’? Stavo anche pensando di fare un master in Inghilterra, mi sarebbe piaciuto ma sapevo di non potermelo permettere.

Nel mese di aprile (2015), ho deciso di non poter continuare così. Lottavo e lottavo: Potevo aiutare mia mamma? Quindi, ho detto addio alla scuola e ho pensato: ‘A parte l’Inghilterra, perché non cerco in Europa’?”.

Non eri spaventato del viaggio verso l’Italia?

“Inizialmente ero spaventato perché sentivo quante persone morivano ma avevo bisogno di andare. Ho parlato a me stesso, ero spaventato del viaggio ma quasi più spaventato del mio futuro perché non avevo più un futuro.

I miei amici e mio cugino si erano laureati l’anno prima, quindi mi sentivo messo da parte. Non potevo fare nulla, era buona cosa per me partire. Mi sono detto, ‘a meno che non affronto il rischio, non sono nemmeno sicuro del mio futuro’. Quindi ho detto a mia mamma della mia decisione e lei mi ha risposto ‘nessun problema’. Il problema era che il viaggio fino all’Italia costa 400mila naira (moneta nigeriana, corrispondente a 1,76 euro ndr.).

Mia mamma ha venduto un pezzo della nostra terra per recuperare la metà della somma. E, quando sono andato in Libia, ho passato lì circa due settimane perché mia mamma doveva trovare da qualche parte come recuperare il resto della cifra che mi avrebbe permesso di continuare il mio viaggio verso l’Italia. Si trattava di circa 160mila naira (0,76 euro ndr.).

Il viaggio non è stato facile. Nel deserto, verso la Libia, sono quasi caduto dal veicolo (piange ndr.) è stato un mio amico che mi ha stretto la sua mano per prendermi e tirarmi indietro. Nel camion ero seduto al bordo con un bastone: quel veicolo andava molto velocemente e il bastone è scivolato… mi ha aiutato il mio amico a restare a bordo. Quando sono arrivato a Tripoli ho chiamato mia mamma. Il viaggio verso l’Italia, invece, è andato bene. Sono arrivato a Lampedusa nel maggio del 2015”.

Cosa ti aspetti dall’Italia?

“In Italia posso imparare la lingua, trovare un lavoro e inviare soldi a mia mamma”.

Desideri tornare in Nigeria?

“No, voglio stare qui e mandare soldi alla mia famiglia. Non voglio tornare indietro. Là era troppo difficile vivere”.

Non desideri finire i tuoi studi?

“Prima di tutto, penso a trovare un lavoro. Poi, forse sì… mancherebbero due anni per finire il mio percorso”.

Come è stato il tuo primo anno in Italia?

“Bhè, è stato ok. Gli italiani sono stati molto gentili e accoglienti. Sono stati molto di aiuto e ci hanno anche insegnato l’italiano. Quindi è stato un buon anno. L’unica difficoltà è il tempo che ci vuole per le persone per andare alla commissione e recuperare i documenti. È quasi un anno che sono qui e sto ancora aspettando di essere ascoltato. Questa è l’unica difficoltà. A parte questo, ogni altra cosa è positiva. Mi sento a casa e il Paese è pacifico.

The Blue Foundation su Facebook: di cosa si tratta?

“È la mia nuova pagina nella quale voglio ispirare le menti per aiutarle durante il giorno attraverso parole di ispirazione. Qualche volta le persone hanno bisogno solo della giusta motivazione….”.

La trovate qui: The Blue Foundation.

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