Sguardi di Confine

La mafia è una montagna di merda! Anche se sembra che nessuno possa mettere in discussione la più famosa frase di Peppino Impastato, nonché verità universale, definire un mafioso “pezzo di merda” per qualcuno dovrebbe costare una condanna per diffamazione. A pensarla così la moglie del defunto boss di Mazara del Vallo, Mariano Agate, uomo di punta di Totò Riina e condannato all’ergastolo per la strage di Capaci, per l’attentato a Maurizio Costanzo e per i fatti del 1993. Agate era stato definito con questo epiteto dal giornalista de Il Fatto Quotidiano, Rino Giacalone, in un articolo pubblicato su Malitalia.it il 3 aprile 2013, giorno della morte (per cause naturali) del padrino e questo la famiglia del boss non l’aveva potuto accettare.

La moglie del boss e i 3 figli hanno quindi querelato il giornalista e attivista di Libera, citandolo in giudizio per tutelare la dignità umana del defunto marito. A distanza di un anno dalla prima udienza, ieri il giudice del tribunale di Trapani, Gianluigi Visco, ha assolto definitivamente Rino Giacalone perché il fatto non sussiste, citando anche l’articolo 21 della Costituzione, ovvero la libertà di stampa e informazione. Durante la lettura della sentenza era presente anche Don Ciotti, fondatore di Libera.

Mai sentenza fu più giusta. Chi non ha dignità durante la vita, perché cercarla dopo la morte? Che dignità può avere chi ha tolto la vita ad altri uomini senza pensarci due volte, con crudeltà ed efferatezza e senza mai pentirsi durante la vita? Non si può citare in giudizio (tra l’altro per diffamazione) un giornalista per aver apostrofato con queste parole quello che è stato uno dei più potenti boss della mafia siciliana. Basti pensare alle vittime, alla bestialità con cui sono stati freddati sotto i colpi della sua pistola o quella dei suoi associati per togliere qualsiasi briciolo di umanità si voglia dare ad un personaggio così. Lui come tanti altri che sono stati e sono ancora i più fedeli uomini della nera signora, falciatrice di anime, non possono che essere apostrofati come parte di quella montagna di merda che è la mafia, come ci insegnò Peppino Impastato.

Foto: © italiadallestero.ifo

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