Sguardi di Confine

L’inferno della deportazione e lo sterminio dei rom durante la Seconda Guerra Mondiale, raccontati da una mostra, Mémoire Rom (memoria rom).

Con immagini e video testimonianze, nella sede de l’Hotel de Ville (Municipio) di Parigi (dall’11 maggio al 2 luglio), sono state mostrate storie troppo spesso dimenticate, come lo stesso Marcello Zuinisi – legale rappresentante dell’Associazione Nazione Rom – ci ha raccontato.

A riportarle in luce nella mostra parigina, Yahad-In Unum (l’organizzazione che effettua ricerche sulle esecuzioni di massa di oltre 2milioni di ebrei e decine di centinaia di Rom e Gipsy nell’Est Europa tra il 1941 e il 1944) e l’associazione Dignité Roms tramite le testimonianze dei sopravvissuti, appartenenti a diversi gruppi (Calderari, Rudari, Ursari, Gabor) che abitavano, inizialmente, in Europa dell’Est, dalla Romania alla Russia. Alcuni lavoravano il ferro, alcuni il legno, altri erano addestratori d’orsi o venditori di cavallli.

“In Romania, sotto il regime di Antonescu – come ha ricordato il sindaco Anne Hidalgo nella sua presentazione – famiglie intere furono private della loro esistenza, condotte a piedi o tramite vagoni per bestiame, lontano dalle loro case, per essere rinchiuse in campi di lavoro forzati o costretti a vivere in buchi scavati nella terra. Molti di loro sono morti durante questo periodo, tra privazioni e malattie, o a causa di esecuzioni.

In territorio sovietico, i rom furono sterminati sistematicamente tra fucilate di massa, perpetrate dagli Einsatzgruppen (letteralmente unità operative, speciali reparti tedeschi ndr.). Molti di loro morirono senza nessun rituale. Così, migliaia di rom, dell’Unione Sovietica e della Romania, hanno perso la vita, vittime della barbarie del regime nazista.

Nel corso della sua storia il popolo rom ha vissuto sfiducia e odio, conosciuto la stigmatizzazione e la persecuzione. La mostra illustra così la complessità e la ricchezza di una cultura antica, caratterizzata da una grande diversità di lingue, costumi e modi di vita”.

L’esposizione è stata suddivisa in quattro tappe: il popolo rom prima della guerra, l’arresto, la deportazione e il genocidio tra fotografie d’epoca, testi storici, ritratti di sopravvissuti e estratti video di interviste. “Questa mostra – scrivono i responsabili – ha l’obiettivo di far conoscere a un più largo pubblico il genocidio dei rom durante la Seconda Guerra Mondiale e di far tacere i pregiudizi e le discriminazioni nei quali essi sono ancora vittime in tutta Europa”. E noi di Sguardi di Confine non possiamo che condividerne gli intenti.

Di seguito, alcuni estratti della mostra.

Il popolo rom prima della guerra:

prima della guerra

Eravamo lavoratori della terra

Barise K., Macedonia
rom prima della guerra

Non avevamo una casa, andavamo da villaggio a villaggio

Gheorghe S., calderari

rom prima della guerra

Eravamo sedentari, vivevamo in capanne

Maria B., rudari

rom prima della guerra

Andavamo nelle città con i nostri orsi. Iniziavano a danzare quando sentivano la musica

Filofteia B., ursari

rom prima della guerra

popolo rom prima della guerra

L’arresto del popolo rom:

arresto rom guerra

La polizia è entrata in ogni casa e ci ha fatto andare fuori dove dei camion ci aspettavano

Alexsandra P.arresto popolo rom

La polizia è venuta e ci ha arrestato. Ci hanno portato verso il Bug, da stazione di polizia a stazione di polizia.

Istrate I.arresto rom

La deportazione del popolo rom:

deportazione rom

La famiglia di Mita era sedentaria. I suoi genitori erano agricoltori, coltivavano cereali nel piccolo villaggio di Burila Mare. Lì la madre e i bambini sono stati arrestati dalla polizia rumena. Mita e la sua famiglia sono stati caricati in vagoni per bestiame fino a Tiraspol (oggi in Mondalvia), poi hanno dovuto camminare fino a un villaggio vigino al Bug. Lì, li attendeva la fame e le esecuzioni di gruppo. I nonni, gli zii e le zie di Mita sono morti di fame nel campo.

Mita S. 

arresto rom

Le persone deboli, che non potevano più avanzare, erano fucilate

Damienta et Ilie S.

deportazione rom

I rom della Romania furono arrestati e deportati in Transnistria dai poliziotti rumeni, dal 1 giugno 1942. Furono forzati a camminare da una stazione di polizia all’altra. La deportazione dei rom sedentari, considerati pericolosi e indesiderabili, iniziò nel settembre del 1942. Furono schiacciati in carri da bestiame verso la Transnistria. L’esecuzione dei rom ebbe inizio dalla deportazione: quelli che erano esausti e non potevano più continuare, vennero uccisi dalle guardie.

deportazione rom

L’assassinio del popolo rom:

genocidio popolo rom

Camminavamo sui cadaveri nei campi

Leana G., Romania

genocidio rom

Conducevano i rom, in gruppo, verso la fossa

Serguei G., Russia

genocidio rom

Le parole che uccidono – i pregiudizi verso i rom e gli esperimenti dei nazisti

I risultati delle nostre investigazioni, ci hanno dato la possibilità di caratterizzare i Gispys come persone etnologicamente primitive, la cui arretratezza culturale li rende incapaci di un reale adattamento sociale.

pregiudizi rom

pregiudizi rom

genocidio rom

2 thoughts on “Memoria Rom, 70 anni dopo il genocidio, parlano i sopravvissuti

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