Sguardi di Confine

No more auction block for me, no more, no more
No more auction block for me, many thousand gone.

No more peck ‘o corn for me, no more no more,
No more peck ‘o corn for me, many thousand gone.

No more driver’s lash for me, no more, no more,
No more driver’s lash for me, many thousand gone.

No more pint of salt for me, no more, no more,
No more pint of salt for me, many thousand gone.

No more hundred lash for me, no more, no more,
No more hundred lash for me, many thousand gone.

No more mistress’ call for me, no more, no more,
No more mistress’ call for me, many thousand gone.

No more auction block for me, no more, no more
No more auction block for me, many thousand gone.

No more auction block for me, il canto blues che si ribella alla tratta degli schiavi africani d’america. No more auction block è la canzone che ci ricorda ciò che è stato, come un mantra. Il canto che dolorosamente mette in luce la crudeltà dell’uomo, arrivata a tal punto da trattare come animali degli esseri umani. L’auction block, infatti, era il punto dedicato all’asta degli schiavi africani: a turno, salivano su un masso (pietra o legno) e venivano ispezionati dagli acquirenti, come merce al mercato.

Secondo Alan Lomax, etnomusicologo e antropologo, come scrive in The Folk Songs of North America nel 1960, il testo di questa canzone è stato concepito in Canada nel corso della “Underground Railroad”. In pratica, una rete di strade di fuga e case di accoglienza nelle quali trovavano rifugio gli afroamericani, dopo che la Gran Bretagna ebbe abolito la schiavitù, in anticipo sugli Stati Uniti, nel 1833.

Di certo, c’è la data della sua prima pubblicazione: nel 1867 viene pubblicato, sulla rivista Atlantic Monthly, un saggio di Thomas Wentworth Higginson intitolato Negro Spirituals. Si tratta di una raccolta di canti che il politico e patriota statunitense, arruolato nel 51esimo reggimento di fanteria del Massachusetts nel 1861, trascrisse ascoltando i suoi soldati afroamericani cantare la sera attorno al fuoco. Lo spiritual numero 35, Many Thousand Go, altro non è che No More Auction Block con qualche verso differente.

Tra i tanti artisti che vollero dare voce a questo canto di sofferenza e ribellione, come d’altronde è l’animo del blues, ci furono Paul Robeson, Odetta e Bob Dylan.

Maggiori approfondimenti sono presenti nella mostra di Frammenti Blues Festival (dal 7 al 9 ottobre al Castello Visconti di Somma Lombardo, VA) che ci vede partner dell’evento.

Foto: © Sarah Stierch – Slave Auction Block in downtown Fredericksburg, Virginia. 

One thought on “No more auction block for me

  1. Pingback: Bessie Smith, “La più grande cantante Blues non smetterà mai di cantare” –

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *