Sguardi di Confine

9 maggio del 2016, sono passati 38 anni da quella tragica notte in cui Peppino Impastato venne barbaramente assassinato in un casolare vicino Cinisi, la sua città, e il suo cadavere posto vicino le rotaie della ferrovia per inscenare un suicidio da terrorista.

Peppino non fu mai un terrorista, ma faceva paura, paura a quei mafiosi che sputtanò costantemente dai microfoni di Radio Aut, perché lui non aveva paura della mafia e per tutta la vita cercò di far capire ai suoi concittadini che, come tutte le cose, anche la mafia poteva morire. Tano Badalamenti o “Tano Seduto”, come lo chiamava lui, aveva paura che la gente gli desse ascolto e che la mafia non incutesse più timore, perdendo il proprio potere. Per questo ne ordinò l’esecuzione. Peppino fu ucciso come il peggiore degli animali, ma la cosa che più importava era “uccidere” la sua dignità e la sua credibilità affinché la mafia tornasse ad avere il controllo su tutto.

Oggi, dopo tanti anni e troppe vite falciate dal malaffare, l’antimafia subisce ancora duri colpi alla propria credibilità, a scapito di chi c’ha creduto e ci crede ancora lottando per quegli ideali di Peppino, Falcone, Borsellino, Boris Giuliani, Don Pino Puglisi e tanti altri, che non muoiono perché camminano sulle nostre gambe, ma a favore dei mafiosi che non possono che gioire di queste sconfitte dell’antimafia, che sembra sempre più “di mestiere”. L’ultimo episodio, quello riguardante il giornalista di Telejato, Pino Maniaci, indagato per estorsione, la dice lunga. Pino è stato uno dei nuovi simboli dell’antimafia, grazie alla sua Telejato ha dato speranza a molti giovani che hanno creduto in lui e che hanno per questo voluto dare il proprio contributo a questa nobilissima causa. Pino Maniaci probabilmente non sarà un estorsore, ma dal punto di vista morale ha perso tanto, forse tutto. Questa non è la sconfitta definitiva dell’antimafia, come non è la sconfitta di Telejato, che grazie ai suoi collaboratori darà sicuramente il proprio contributo alla lotta al malaffare, ma tutto ciò apre le porte ad un mondo nuovo, in cui, come il conduttore delle Iene PIF ha detto in un video pubblicato poche ore fa, non esistono gli eroi e bisogna che tutti adesso diventino un po’ come Peppino Impastato, gridare che “la mafia è una montagna di merda”, ma non cedere agli “atteggiamenti mafiosi” anche nelle piccole cose della vita. Non affidarsi più agli eroi perché potremmo esserne delusi, ma essere noi stessi degli eroi e far rivivere Peppino e tutti gli uomini e le donne che hanno combattuto e dato la vita per combattere la mafia, nei nostri cuori e, soprattutto nelle nostre coscienze.

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Foto: © Creative Commons – Flickr: Valentina Mignano – La mafia è una montagna di merda

 

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