Sguardi di Confine

Francesco Pintus, 33enne di Cagliari, dopo aver frequentato l’università prima in Sardegna, poi a Pisa, si è trasferito a Milano dal 2010 per lavoro. Da quell’anno è impegnato nell’associazionismo Lgbt.

È entrato a far parte di Arcigay Milano, a cominciare dal Gruppo Scuola, per parlare di omofobia e discriminazione nelle scuole, impegnandosi successivamente nella commissione eventi per la gestione, principalmente, delle serate a tema nel milanese. Quello del 2017 è il quinto anno in cui fa parte del coordinamento del Gay Pride di Milano. In occasione della parata, in programma sabato 24 giugno, abbiamo deciso di intervistarlo.

Come è stato per te affrontare il coming out?

L’ho fatto a 21 anni, nel 2005. Prima con mia mamma e più tardi con mio padre. È andato bene anche se c’è stato un po’ di dispiacere, sopratutto per il fatto che sono figlio unico: si trattava del classico dispiacere dei genitori che vedono non impossibile ma un po’ più difficile diventare nonni. Tutto sommato, comunque, è andata bene”.

Quindi è possibile fare coming out? Cosa consigli ai più giovani?

“Non solo è possibile farlo ma si vive anche molto meglio dopo aver fatto coming out. Si è così in grado di essere se stessi e farsi conoscere per quello che si è davvero. Se ne va via quella brutta sensazione di essere qualcuno che non si è davvero”.

Il documento politico del Milano Pride 2017 si intitola Diritti senza Confine. Qual è il messaggio principale?

“Lo riassumo tantissimo, con il suo slogan: diritti senza confine significa diritti che devono essere per tutti, altrimenti si chiamano privilegi. Senza confini in questo senso: il confine visto come un muro, una barriera che crea discriminazione e disuguaglianza. Si parla quindi di muri in qualsiasi livello: sia a livello personale, sia sociale nel nostro Paese”.

Da che età i giovani iniziano a rivolgersi ad Arcigay Milano?

“I giovani fanno parte di qualsiasi gruppo presente tra quelli proposti da Arcigay Milano ma ne esiste comunque uno rivolto direttamente ai più giovani, dai 15 anni ai 27 anni”.

Possiamo affermare che ora la comunità Lgbt ora è più visibile e meno discriminata, almeno in Italia? Quindi, quali sono le nuove sfide che il mondo omosessuale deve affrontare?

“Senz’altro, in Italia, le cose sono migliorate, è evidente e sarebbe preoccupante se non fosse così. Le cose stano migliorando ma l’omofobia esiste ancora. A livello legislativo non abbiamo raggiunto tutto quello che volevamo. Abbiamo raggiunto le unioni civili ma con uno stralcio che ha levato la stepchild adoption, manca l’adozione.

La battagli attuale è quindi quella del matrimonio egualitario: non deve esserci più un istituto di serie A per gli eterosessuali e uno di serie B per gli omosessuali. Il matrimonio egualitario vorrebbe dire uguaglianza vera”.

La legge contro l’omofobia è chiusa nel cassetto da qualche anno….

“Sì, è un’altra di quelle leggi messa nel cassetto di cui si discuteva molto qualche tempo fa e ora è un po’ scomparsa dall’ordine del giorno e dalle pagine dei giornali.Non esiste ancora una legge contro l’omofobia eppure i casi di omofobia ci sono. Sarebbe necessario, almeno dal punto di vista simbolico, che passi questa legge”.

E tu hai mai subito discriminazioni?

“Io no, né nella vita, né ne mondo del lavoro. Però conosco persone che sono state discriminate”.

 Gay Pride MilanoCome vedi il tuo futuro in relazione alla tua omosessualità?

“Penso che la mia omosessualità non influenzi in nessun modo il mio futuro, a parte il fatto che sono entrato nel mondo dell’associazionismo gay.

Il mio futuro, se dovessi essere utopistico, è quello in cui non c’è più bisogno dell’associazionismo Lgbt. Visto che sono che non è una cosa raggiungibile nell’immediato, spero di potermi impegnare in nuove battaglie e in nuove lotte, vedendo i progressi nella società”.

Mi lasci la tua canzone preferita?

La Cura per me di Alexia, la sigla ufficiale di questo Milano Pride. La sto ascoltando davvero in ogni occasione, è la canzone del periodo”.

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