Sguardi di Confine

Primo Maggio, su coraggio… La Festa Internazionale del Lavoro negli ultimi anni è diventata sempre più oggetto di riflessioni, soprattutto a causa della crisi che dal 2008 miete sempre più vittime: disoccupati, liberi professionisti e imprenditori che si tolgono la vita strozzati dai debiti, da Equitalia e da una dignità persa e mai più ritrovata fanno i conti con la vita e, come sempre accade, finiscono per perdere. Nel 2015 sono stati circa 4mila i suicidi dovuti alla crisi e alla perdita del lavoro, l’apice di un climax sanguinolento che non è ancora disposto a fermarsi e che, probabilmente, nel 2016 toccherà vette più alte e spezzerà le vite di padri che non riescono più a guardare i loro figli fingendo che vada tutto bene, di giovani che non sanno più dare un significato alla parola “futuro”, che piangono mentre attendono il proprio turno al centro dell’impiego perché non possono nemmeno avere una ragazza perché non potrebbero nemmeno comprarle un fiore e di pensionati sfrattati da casa perché la pensione non basta nemmeno a pagare le bollette.

È il Primo Maggio, sono passati quattro mesi dall’inizio del 2016 e le notizie riguardanti i suicidi a causa della crisi sono state una costante dei notiziari alla TV e dei giornali. Esempi di questi gesti estremi sono stati quello del 54enne di Villabate (PA) che lo scorso febbraio, dopo aver perso il lavoro ed essere caduto in depressione, si è dato alle fiamme all’interno della sua auto in pieno giorno al mercato ortofrutticolo. Come anche l’imprenditore 58enne di Villacidro, in Sardegna, che lo scorso marzo, strozzato dai debiti, si è tolto la vita poco prima che un esattore di Equitalia bussasse alla porta per pignorargli la casa, oppure i due coniugi di Prato che il 25 aprile scorso si sono uccisi a causa di una condizione economica disastrosa e lasciato un bigliettino di scuse per non avercela fatta dopo aver raggiunto il limite di sopportazione.

Ogni giorno, forse anche in questo momento, qualcuno in Italia (e nel mondo) si sta togliendo la vita perché stremato, sconfitto dalla vita e da un sistema-Stato che non ha saputo offrirgli uno spiraglio di luce in fondo al tunnel che ha inghiottito la loro anima. Il Primo Maggio non dovrebbe essere soltanto la Festa dei lavoratori, ma anche di tutti i “caduti” della crisi che oggi avrebbero voluto esserci, ma non hanno trovato la forza e per rialzarsi o la mano tesa dello Stato in loro aiuto.

Buon Primo Maggio, festa dei lavoratori e delle vittime della crisi.

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