Sguardi di Confine

Né donna, né uomo. Intersex. Non per ‘scelta’ ma semplicemente per nascita. Dal 15 dicembre, Sara Kelly Keenan è ufficialmente la prima cittadina dello Stato di New York ad essere considerata, all’anagrafe, “intersex”. Così ora recita infatti il suo certificato di nascita.

Keenan, infatti, (life coach 55enne di Brooklyn) è nata intersex, ovvero con cromosomi maschili, genitali femminili e un apparato riproduttore interno misto. “È stato meraviglioso – ha affermato dopo aver ricevuto via posta, nella sua casa di Santa Cruz in Calofornia, la nuova carta d’identità – Era la prima volta che ho visto ‘intersex’ stampato accanto al mio nome”.

A settembre, invece, Keenan aveva conquistato una prima più piccola vittoria: la possibilità di essere riconosciuta legalmente come appartenente al genere non-binario. Ora, invece, la sua reale condizione biologica è scritta nero su bianco accanto al suo nome. Una piccola grande vittoria per chi lotta per i diritti di tutti, a cominciare dalla comunità LGBTI (lesbian, gay, bisexual, trans, intersex).

Validazione sociale per gli Intersex: un passo per garantire i diritti umani

Un passo, questo, di importantissima validazione sociale che traccia un primo spiraglio di luce per i tanti nati nelle stesse condizioni. È consueto, infatti, che chi nasca intersex, sia sottoposto prima dello sviluppo a svariati interventi ospedalieri che lo costringono a normarsi all’essere uomo o donna, a seconda dei casi. Scelte ovviamente prese da genitori e medici, alle quali il soggetto si ritroverà inevitabilmente a fare i conti una volta cresciuto. Sono numerosi, infatti, i casi in cui le persone intersex soffrono di depressione, cercano di togliersi la vita o riescono nel loro intento con il suicidio.

Evitare un intervento invasivo, quindi, oltre alla validazione sociale – cioè la conferma della normale esistenza di questa condizione di vita agli occhi del mondo – è un passo fondamentale per permettere, davvero, i diritti umani a tutti. Non solo a chi guarda la realtà con uno sguardo “eteronormativo.

Foto: Identities.Mic

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