Sguardi di Confine

“Alle barricate di Goro e Gorino abbiamo risposto con un tavolo imbandito di poche cose ma infarcite di tanta umanità”.

Lo scrive il nostro Claudio Bottan, ex detenuto, giornalista e collaboratore di Sguardi di Confine, dopo un pranzo realizzato insieme agli ospiti, immigrati e galeotti in libera uscita (con articolo 21), di Casa Onesimo a Busto Arsizio (Varese), insieme al parroco del carcere bustocco, don Silvano Brambilla. Con loro, anche alcuni volontari del carcere, alcuni ex profughi che ora si sono sistemati in giro per l’Italia e tanti altri della Cooperativa Intrecci.

A cucinare è stato Issam, un detenuto del Marocco in articolo 21 che lavora al laboratorio di borse Manolesta. Sabrina Gaiera (assistente di rete, collaboratrice di Intrecci) ha cucinato lasagne mentre don Silvano ha portato i dolci.

Insomma, una risposta concreta ai volti dell’odio – ci piace definirli così – che si sono opposti con le loro barricate, negli ultimi giorni di ottobre, all’arrivo di dodici donne e otto bambini nei due paesini in provincia di Ferrara dopo la proposta della Prefettura.  

“È avvenuto tutto per una serie di coincidenze – ci spiega Claudio – La scorsa settimana me ne sono andato dalla mia ex abitazione. Sono andato a dormire a Casa Onesimo per tre giorni, in attesa di avere le chiavi di casa che mi hanno consegnato lunedì. Intanto, però, ho continuato ad andare a Casa Onesimo a fare la doccia, aspettando di avere il gas nella mia nuova casa. Così, mi sono trovato a tavola con i ragazzi richiedenti asilo ed alcuni detenuti in permesso. Con loro, anche alcuni volontari del carcere, don Silvano, alcuni ex profughi che ora si sono sistemati in giro per l’Italia e tanti altri della Cooperativa Intrecci. Durante il pranzo ci siamo resi conto che era una bella situazione e lo ripeteremo spesso. È stato coinvolgente, bello”.

BARRICATE DI GORO E GORINO: PRANZO STERILE SOLO PER I BENESTANTI

Un pranzo della voglia di conoscere la diversità e farne ricchezza, insomma. Un pranzo che, intanto, diversi abitanti di Goro e Gorino realizzavano chiusi nel loro piccolo mondo. Alle dodici donne e agli otto bambini arrivati dall’Africa, fuggendo da una terra che poteva offrire loro solo sofferenza, questo gruppo di ferraresi non ha risposto solamente voltando le spalle. Ha risposto – e le agghiaccianti foto lo dimostrano – a colpi di pane e salamella: una tipica festa di paese dove, a festeggiare, sono solo i benestanti. Gli altri restino pure “a casa loro”.

Barricate di Goro e Gorino barricate Goro e Gorino
Barricate Goro e Gorino – foto © La Repubblica


E, tralasciando l’assenza di religiosa pietà del parroco di Gorino (“Migranti in Chiesa? Prendeteli a casa vostra. Il Papa pensi a sé”), il bello è che questa angusta mancanza di umanità, non è la prima volta che si manifesta sotto lo stesso abito. Simili episodi hanno lasciato il segno anche a Treviso, dove 101 richiedenti asilo hanno dovuto lasciare Quinto dopo la protesta dei residenti. Oppure a Capalbio dove i migranti hanno ricevuto un no secco all’accoglienza. E a Genova dove, in via XX settembre, i condomini di un palazzo hanno negato l’allaccio dell’acqua ai profughi
No, questa non è umanità. Non crediamo in questa umanità.

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