Sguardi di Confine

Difficile descrivere Valentino Magliaro in poche righe. 25enne della provincia di Varese, pieno di sorrisi ed energia, è public relations manager del gruppo Spaggiari Parma e coach di TEDxYouth Bologna, coordina il Talent Board di Fondazione HExMa ed è stato selezionato tra i civic leader nel Mondo da Barack Obama, per la Obama Foundation. Oltre all’ex presidente degli Usa ha già incontrato, tra gli altri, anche Ban Ki Moon e Tim Cook. È stato selezionato da Agi tra i 19 migliori italiani del 2017. Il suo obiettivo è diventare Presidente del Consiglio Italiano nel 2029. Lo abbiamo intervistato per capire quali siano le sue carte vincenti.

Chi è Valentino Magliaro?

«Un incredibile curioso che ha scelto di fare una propria debolezza, quella di non saper studiare bene, un argomento di lavoro e approfondimento personale».

Qual è il tuo ruolo professionale e qual è stato il tuo percorso per arrivarci?

«Sono responsabile di pubbliche relazioni per il gruppo Spaggiari Parma. Ci sono arrivato iniziando a incontrare le persone per curiosità, quindi cercando qualcuno che potessi seguire come mentore, come punto di riferimento del mio mondo professionale.Per questo ho iniziato a incontrare persone e interessarmi di argomenti importanti come Expo 2015. Quando nessuno ne parlava bene, nel 2013, ho iniziato a seguirlo e cercare di capirne le opportunità. Così l’ho fatto diventare un lavoro.

Ho avuto la possibilità di lavorare nel padiglione Kinder + Sport dove mi occupavo di eventi. Ho trascorso i miei giorni di ferie lo stesso all’Expo andando a parlare con i responsabili degli altri padiglioni per conoscerli o per capire se c’erano delle possibilità, sia di lavoro, sia di relazioni o anche solo di relazioni che mi potessero arricchire.

La curiosità è stato il motore di tutto. Il saper comunicare e cercare di essere comprensibile e farmi comprendere a tutti, grandi è piccoli, è stata la mia forza».

Il tuo percorso è iniziato all’Istituto Tecnico Economico di Busto Arsizio. Ripercorriamo le tappe…

«In 5a superiore ero rappresentante degli studenti. Mentre gli anni precedenti le assemblee erano legate solo ai problemi della scuola o ad argomenti non molto ‘interessanti’, quell’anno, insieme agli altri rappresentanti degli istituti di Busto Arsizio, abbiamo organizzato LegalItalia in primavera.

È stata una manifestazione di una giornata legata all’anti mafia. Abbiamo quindi portato degli argomenti un po’ più trasversali rispetto alla classica assemblea di istituto. Abbiamo poi portato discussioni sul cyber bullismo sul sexting ad esempio. Cercavo quindi di creare interazione con gli studenti invitando ospiti esterni o portando episodi televisivi da vedere.

L’anno successivo alla mia maturità, da ex studente, ho fondato con gli altri ragazzi che sono stati rappresentanti con me, un’associazione sportiva legata alla scuola. Aule e palestre erano noleggiate da noi per offrire ripetizioni gratuite ai ragazzi con la possibilità di praticare sporto subito dopo. Quindi è nato un Campus in città che fosse aperto dalle 8 alle 11 di sera e gestito dalla scuola di mattina. Questo progetto ha avuto un impatto fortissimo a livello ministeriale come modello best practice ed è stato realizzato un bando da 110milioni di euro contro la dispersione scolastica con le stesse caratteristiche. Da due anni e mezzo il progetto è in mano alla scuola. Abbiamo lasciato loro le redini».

Tornando al presente: nel 2017 hai avuto occasione di incontrare Obama come Civic Leader di Obama Foundation. Cosa ti è rimasto di questa esperienza?

«È stata una sorpresa bellissima. Sono stato inserito in una lista di 180 nomi segnalati a Obama Foundation per chi stesse facendo qualcosa di interessante a livello civico. Io sono stato inserito per il mio impegno nel mondo della scuola.

Questo non solo per il progetto con la ragioneria di Busto ma anche per il coinvolgimento dei ragazzi all’Expo con Kinder + Sport, oppure per differenti progetti mirati a creare appartenenza scolastica. Lo scopo è stato quello di far capire agli studenti quanto è importante il loro impegno nel mondo delle superiori. Ho creato anche progetti di leadership all’interno della scuola e coinvolto grandi aziende per sostenerla. Tutte queste attività che ho sempre svolto come freelance mi hanno portato ad essere un punto di riferimento nel mondo dell’educazione scolastica.

Inoltre, nella mia presentazione per Obama Foundation ho scritto che ho ambizione di diventare presidente del consiglio nel 2029. Mi hanno risposto dicendomi che ho una visione a lungo periodo e ho la consapevolezza di voler essere un leader. Quindi mi hanno selezionato come civic leader per loro. Sono partito a Chicago, eravamo 300 ragazzi da 60 Paesi. Sono stato poi inserito in un sotto gruppo di 35 persone legate principalmente al mondo della scuola e dell’innovazione sociale nel mondo educational.

Mentre ero con loro, a un certo punto è entrato Obama con una tazza di caffè in mano. Si è messo a lavorare con noi parlando del più e del meno su cosa pensavamo del mondo della scuola. È stata un’esperienza pazzesca.

In questo gruppo ho conosciuto una ragazza che mi ha detto di gestire un ‘portale di informazione dove le persone da tutto il mondo possono inserire o correggere le informazioni’. Le ho chiesto se fosse simile a Wikipedia. Mi ha risposto di esserne la direttrice… era Katherine Maher. Dico questo per far capire che tipo di persone sono state coinvolte dalla fondazione Obama.

Da questa esperienza mi sono trovato a riflettere sul fatto che in Italia, se non leggiamo il profilo di Google, non ascoltiamo la persona con la quale parliamo. Lì ognuno conta per ciò che è. Questo è un valore enorme che mi ha dato molta più consapevolezza di ciò che ho fatto e di cosa è successo là. Ora l’obiettivo è lavorare affinché si possa creare un gruppo qui legato a Foundation Obama».

Agi ti ha selezionato tra i migliori 19 italiani del 2017. Quali sono secondo te le motivazioni di questa scelta?

«Secondo me per quante persone sono riuscito a coinvolgere nelle mie storie, nelle mie attività. Quindi quanto seguito sono riuscito a creare e quanta ispirazione ho dato agli altriLavorando nella scuola incontro ogni giorno studenti che hanno bisogno di sentirsi dire che ce la possono fare mentre tutti dicono che da questo Paese bisogna scappare. Io invece sono l’esempio di un ragazzo di 25 anni che non è laureato, lavora nella scuola, ha incontrato Obama, Ban Ki Moon, Tim Cook, i più grandi della terra e ha deciso di rimanere in Italia e non scappare all’estero».

Valentino Magliaro

Differenze tra la scuola in Italia e nel mondo che hai riscontrato?

«Dobbiamo renderci conto che in Italia non abbiamo fiducia in noi stessi. L’ho scritto in un post quando sono tornato da Chicago. Ci invidiano tantissimo. Il nostro sistema educativo in realtà non è il peggiore in assoluto, anzi, formiamo tantissime persone. Ho avuto modo di incontrare anche Anna Grassellino, la direttrice del Fermilab, uno dei centri di ricerca più importanti al mondo a Chicago e mi sono confrontato su questo argomento.

Il nostro problema è che non valorizziamo quello che abbiamo. Non riusciamo a dare la creatività giusta e a valorizzare tutto quello che di buono abbiamo e quindi ci accontentiamo oppure non riusciamo a sfruttare al meglio le nostre possibilità.

La differenza tra il nostro modello e quello americano è che lì sono molto più laterali nel coinvolgere altre attività. Riescono a coinvolgere tutto quello che succede nel mondo reale e nel mondo esterno, nell’attività quotidiana e nella attività didattica, cosa che noi non facciamo. Per noi la lezione è di storia, studi un argomento e non si va oltre.

Invece in America, per ogni lezione di storia c’è un confronto con l’attualità, quindi come quella stessa notizia possa ripercuotersi nel mondo attuale. Questo fa molto. Se si inizia a parlare di attualità a scuola ai ragazzi delle elementari, cresce l’obiettivo di leggere un giornale tutti i giorni e l’interesse per l’attualità in generale. Cresce la possibilità di essere più civili perché considero questi insegnamenti un’educazione civica».

Altra questione interessante che ho appena riscontrato in Francia dal mio ultimo viaggio è che c’è una differenza enorme nel modo di fare giornalismo e di comunicare ad un Paese qualcosa. Non ci sono notizie negative sulla televisione nazionale o meglio, si parla di start up, investimenti, valorizzazione del territorio, internazionalizzazione, politica estera. Non vengono trattate in alcun modo episodi di cronaca nera locale. Non la passa la tv nazionale, la passa quella locale perché è una notizia locale di quel territorio.

Questo approccio cambia moltissimo perché mette in circolo una positività enorme in tutti quelli che ascoltano e pensano che allora si può far bene. Anche noi abbiamo bisogno di fare questo perché se guardiamo un telegiornale nazionale sentiamo al 99% notizie negative. Non passano notizie positive ma, soprattutto, non passa una notizia di internazionalizzazione o politica estera. Questo è fondamentale. Se vogliamo avere più opportunità o essere più brillanti all’estero, questa è una differenza enorme».

Cosa consigli ai giovani?

«Dico ‘segui il tuo futuro’. Intanto individua una persona che può essere il tuo mentore. Ognuno di noi ha bisogno di un mentore, io ne ho uno e il mio mentore ne ha a sua volta uno suo. Il nostro problema è che spesso non accettiamo i consigli o non ascoltiamo. Quindi questo deve essere una cosa fondamentale.

Secondo aspetto è di fare delle esperienze professionali e diversificarle il più possibile. Non sono un tuttologo però ho iniziato lavorando nell’estetica, poi ho fatto il militare, ho lavorato nello sport, negli eventi, nelle pubbliche relazioni e nella scuola. Insomma cerco di sapere un po’ di tutto.

Terza cosa fondamentale è essere curiosi e dei curiosi sulla cultura in generale. Bisogna essere informati su tutto. Ovviamente l’ultimo consiglio è imparare bene l’inglese e un’altra lingua. Se si fanno esperienze all’estero, è bene farle al meglio con l’obiettivo di crescere personalmente. Io non amo viaggiare, non viaggio per viaggiare e per scoprire cose nuove. Viaggio per scopo: vado in quel paese per lavoro e nelle ore libere che passano tra un incontro e l’arrivo in aeroporto vado a vedere la città e le persone di quella città. Sono curioso di conoscere le loro abitudini, i loro comportamenti nelle attività giornaliere e quotidiane. Questo mi fa capire molto di come sia il mio approccio verso quel tipo di nazionalità».

Cos’è per te la vita?

«Buffo, ne parlavo proprio oggi. Ogni tanto mi fermo a pensare a cosa succederebbe se non ci fossi più. Quindi per me la vita è quello che io riesco a trasmettere ad un’altra persona. Mi chiedo se ho formato qualcuno che la pensi più o meno come me e se fosse in grado di portare avanti quello a cui sto lavorando io, ovvero lavorare ispirando i giovani a seguire dei modelli di riferimento positivi e non negativi o comuni.

Cerco di trasmettere questi modelli positivi. Insomma per me la vita è questo. A chi sto trasmettendo qualcosa? E questa persona la passerà a sua volta ad altri?».

Valentino Magliaro nel futuro come si vede?

«A 30 anni vorrebbe essere un manager di una multinazionale, dai 30 ai 35 costruisce il suo profilo politico e poi prova ad essere il premier nel 2029».

Qual è la tua canzone preferita?

«Ne ho alcune. La preferita in assoluto potrebbe essere Where is the love dei Black Eye Peace. È in tutte le mie play list perché c’è un messaggio pazzesco e il video fatto con un punto di domanda che chiede dov’è l’amore mi piace molto. Sono uno che chiude le sue mail dicendo di essere felici e per farlo bisogna essere positivi.

Sono un ottimista incredibilmente convinto e non ce la faccio a non esserlo, è più forte di me. Sto sempre alla grandissima e non ce la faccio a non esserlo. Come faccio a non essere positivo? Se qualcuno mi ascolta parlare, deve essere ispirato da me, devo trasmettere felicità e gioia. Altrimenti restiamo sempre a dirci che non si fa nulla. Cerco di essere felice. Bisogna essere felici, professare l’amore».


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