Sguardi di Confine

Lei 27 anni, a Venezia, lui 16 anni più grande, a Roma. Una storia a distanza, come tante iniziata grazie al mondo di internet che ha portato con sé, però, l’avere a che fare con un cosiddetto ‘narcisista’ ovvero – detto in termini appropriati – con una persona soggetta al disturbo narcisistico di personalità. Una manipolazione psicologia dai segnali prima radi, poi sempre più forti e presenti in pratica, dai quali la ‘vittima’ ne esce ancor più fragile e insicura di prima, in ogni aspetto della vita. Ma la possibilità di uscirne c’è. Ed è per questo che la nostra intervistata ha voluto condividere la sua storia con noi, per dare un messaggio a chiunque si trovi nella stessa situazione e confrontarsi con chi senta il bisogno di farlo.

Com’è iniziata la vostra relazione?

“Ho conosciuto questo uomo via chat a settembre del 2015. Non stavo cercando una storia, solo qualche distrazione. I primi tempi ci siamo sentiti così, poi ci siamo scambiati i contati di Skipe e abbiamo iniziato a chiacchierare a voce. È stata una conoscenza veloce: ci sentivamo tutti i giorni, tutto il giorno.

Inizialmente mi aveva detto di avere 10 anni in più di me, poi ho scoperto essere del 1971. Ero perplessa, non avrei mai immaginato di iniziare una storia con un ragazzo di 16 anni più grande. Nonostante tutto sono andata avanti e, per i primi tempi, tutto era molto positivo. Mi confidavo molto con lui, facevamo chiacchierate notturne che amavo.

Dopo un mese e mezzo abbiamo deciso di incontrarci. Io abitavo a Venezia, lui a Roma. È stato bellissimo, mi piaceva tantissimo. Ero molto eccitata anche per il fatto che non avevo detto nulla a nessuno e non avevo mai visto Roma: era tutto un’avventura per me. Poi vedevo in lui un uomo che mi ascoltava, protettivo, dolcissimo… era come vivere una favola, non riuscivo quasi a crederci. Rispecchiava il mio uomo ideale: mi aveva detto di vivere da solo e appariva ai miei occhi molto autonomo, responsabile e maturo. I primi tempi con lui erano idilliaci, continuavamo a sentirci giorno e notte”.

Eri innamorata?

“I primi tempi no. Stavo ancora dimenticando il mio ex, mi sentivo molto presa ma non innamorata. Poi, a febbraio, ci siamo messi insieme. Poco dopo, la nostra relazione è iniziata ad andare un po’ a rovescio. Ha iniziato a farsi sentire a fasi alterne e non dirmi più tante cose. Lo vedevo sempre nervoso, gli chiedevo cosa stesse succedendo ma non aveva voglia di parlarmi o vedermi.

Un giorno ha esordito dicendomi: ‘Guarda che so che sei andata sulla chat nella quale ci siamo conosciuti’. Ma non era vero. Nonostante gli giurassi di non esserci entrata, lui era sicuro fossi io, mi ha dato della bugiarda e mi ha accusato di averlo tradito. In quel momento mi sono iniziati a venire persino i dubbi di essermi dimenticata di esserci entrata. Sono pure andata a rivedere la cronologia del mio pc e volevo mandargliela. Ma, nonostante questo, non mi credeva. A lui non importava niente. Mi aveva detto che in passato era stato preso in giro dalle donne quindi immaginavo volesse rassicurazioni.

Da febbraio ad aprile c’è stato un periodo di tira e molla. Alternava momenti in cui credeva a me, ad alcuni in cui si incavolava per stupidaggini e mi mollava in tronco. Ad esempio, un giorno, l’ho salutato dalla nostra chiacchierata da Skipe perché dovevo andare a studiare e lui si è arrabbiato e mi ha detto di lasciarmi. Io continuavo a pensare che avesse bisogno di rassicurazioni.

Siamo stati quei 3 mesi senza vederci. Poi a maggio ci siamo incontrati. Sembrava che la relazione fosse migliorata. Siamo andati in un campeggio in provincia di Frosinone. Era tutto baci e abbracci, coccole. Era tornato tutto anche se lui improntava la relazione solo a livello sessuale. Mi diceva pure tranquillamente che quando vedeva delle belle ragazze si eccitava e io lo accettavo”.

Com’era la vostra quotidianità?

“Lui vedeva la sessualità dappertutto. Quando ci vedevamo, non eravamo mai una coppia davvero. Gli facevo notare che mi mancavano tantissime cose: stavamo solo in stanze di albergo senza uscire mai… avendo solo rapporti sessuali. Quindi anche nella quotidianità non era molto ‘normale’ la relazione. Me ne accorgevo, mi mancavano queste cose ma lui si giustificava dicendomi che, vedendoci così poco, aveva bisogno di questo con me, più del resto.

Dopo questo incontro a maggio, ha iniziato a farsi sentire di meno e non c’erano più le nottate di conversazione. Volevo almeno andare in vacanza con lui ma mi aveva detto che sua mamma stava male, quindi non poteva lasciarla. Così sono scesa io da lui… e da sua mamma. Avevamo la stanza da letto attaccata a quella della madre. Quando mi alzavo per andare in bagno, di notte, sua madre si alzava e andava dal figlio… mi sono detta ‘va beh, è un figlio affettuoso… ha una madre affettuosa…’ (ride ndr.). Anche in quel caso non siamo mai usciti, a parte una volta per fare la spesa, sempre con la madre”.

Stavi bene con lui in quei giorni?

“No, mi sentivo nervosa… Lui era sempre fissato con altre ragazze: mi faceva vedere foto di altre ragazze e commentava la loro bellezza davanti a me. Io mi sentivo a disagio. A novembre mi ha detto di voler avere rapporti anche con altre ragazze. Giustificava la questione dicendomi che era fatto così, che sarebbe stato solo sesso con le altre. Divideva l’avere una relazione da un rapporto sessuale. Io me la prendevo e lui faceva notare il fatto di essere sincero con me mentre gli altri uomini lo nascondono.

Così sono arrivata al punto di non essere più sicura di continuare la storia con lui. Non potevo accettare di sentire queste cose dal mio ragazzo, ma lui dava la colpa a me. Era molto fissato con il fisico mente io non sono mai stata magra, sono sempre stata robusta. Cercava di incentivarmi a dimagrire ma è arrivato anche a dirmi: ‘Fino a quando non dimagrisci, non ci vediamo’. Quindi mi diceva che sapevo che a lui piacevano le ragazze magre e che io invece ero ‘cicciona’. Ha iniziato a insultarmi anche per l’abbigliamento e per la mia altezza, mi chiamava pure ‘tappa’. Ci stavo malissimo.

In quel periodo non mi chiamava neppure più, ci sentivamo solo su what’s app. ha iniziato a dirmi che non avevamo nulla di cui parlare e quando gli dicevo che non ero certa di voler star con lui mi diceva: ‘Ma che palle che sei, ho già i miei problemi e me li aumenti’. A dicembre gli ho detto di volerlo lasciare definitivamente ma lui non voleva per gelosia: ‘Sei solo mia. Se mi lasci vai con altri uomini e non voglio’.

In più, mi diceva di avere problemi che non mi voleva confidare, che prendeva farmaci ma non voleva dirmi altro se non che non sentiva più nulla per me e per nessuno ma aveva bisogno di qualcuno al suo fianco. Così ho pensato di stargli vicino per aiutarlo, ma quando vedevo che invece di ringraziarmi mi saltava addosso per stupidaggini, ho detto: ‘Basta, è finita’. Anche perché dava la colpa della fine dei suoi sentimenti verso di me dicendomi che era perché non ero dimagrita, che ero una testa di c****. Tutto questo è andato avanti solo su what’s app. Lo volevo chiamare ma non mi ha mai dato la possibilità di farlo. Così ho dovuto pure lasciarlo da questa chat”.

Quando hai capito che non si trattava di una relazione consuetudinaria?

“In realtà qualche sesto senso l’ho avuto anche all’inizio ma non ne davo molto peso. Però è stato tutto un crescendo di elementi che non andavano. Mi chiedevo perché mi trattasse così male nonostante io non facevo nulla di male”.

E non ti sei mai data una risposta?

“Sì, ho iniziato a fare ricerche su internet mettendo insieme i vari aspetti del suo comportamento. Così mi sono imbattuta nel concetto di narcisismo in termini patologici. C’è quello buono, che è il grado in cui ci si stima e si conserva la propria dignità. Ma il suo era patologico e portato all’estremo: ‘Ci sono solo io’. Nella relazione, il narcisista ti tratta come uno specchio di se stesso, è una persona molto insicura. Vede te come sicuro e pericoloso, quindi prende tutte le energie da te, fino a schiacciarti in basso.

Quando mi sono imbattuta in questo concetto, per me è stato rivelatore. E gliel’ho detto esplicitamente: ‘Tu sei un narcisista, soffri di questo’. Lui ovviamente negava e dava la colpa a me.

Anche dopo esserci lasciati, ho continuato ad approfondire questa malattia. Ho trovato gruppi su Facebook con donne che avevano vissuto la mia stessa situazione e ho scoperto la criminologa Cinzia Mammoliti. La seguo molto, si occupa di violenza domestica e di casi di narcisismo e manipolazione psicologica”.

Tu ti sei sentita manipolata?

“Assolutamente. Sono stata molto manipolata, dall’inizio alla fine. Il fatto di trovare riscontro in una studiosa mi ha fatto capire che avevo ragione io, che era lui malato. Queste persone ti manipolano consciamente, dall’inizio alla fine, per loro tornaconto personale. Pensano di non valere nulla, non hanno stima di se stessi e quando incappano in persone insicure, ne traggono vantaggi. E quando fanno sentire male te, acquistano potere e si sentono forti loro. Ti hanno davvero sotto scacco”.

In che modo credi ti abbia manipolata, ad esempio?

Mi ha convinta a prendere la pillola, io non la prendevo. Voleva la prendessi perché così lui avrebbe provato più piacere. Io non volevo prenderla e lui mi aveva dato dell’egoista, diceva che pensavo solo a me stessa: ‘Non pensi a me che sto meglio quando abbiamo un rapporto, quindi l’egoista sei tu’. La pillola ti scombussola, sono ormoni e non è sempre detto che faccia bene, ha effetti collaterali. E, soprattutto, il corpo è il tuo, non suo. Quindi anche in questo caso mi aveva convinto a prenderla nonostante tutto.

Poi, potrei scrivere un libro su quanto mi abbia manipolato verso la mia coinquilina. Lui instillava in me tantissimi sensi di colpa: lei era orfana di genitori, molto sola e si è sempre trovata con persone che si approfittavano di lei. Lui mi stava addosso dicendomi che era colpa mia, che la dovevo proteggere e controllare, che lei aveva bisogno di aiuto. Mi diceva che ogni dispiacere che aveva la mia coinquilina era per colpa mia. E per il fatto che lei fosse una bella ragazza,me lo faceva pesare. Mi diceva: ‘Guarda lei com’è bella’ etc. giocava anche molto su di lei: ‘La dobbiamo adottare, la metto nel letto e le do i bacini…’.

Purtroppo non ricordo molti particolari. Tante cose le ho rimosse. Anche per le pressioni sul mio fisico mi ha manipolata un sacco. Mi diceva: ‘Ci vediamo quando dimagrisci’.

Altre forti pressioni le ha avute verso la mia sessualità. Lui voleva avere un rapporto a tre, con un’altra ragazza. Quindi faceva di tutto per convincermi che io fossi bisessuale. Gli dicevo che, per quando il corpo di una donna possa apparirmi bello, non pensavo di poter arrivare fino ad avere un rapporto. Mentre lui insisteva facendomi notare quanto fosse attraente e mi illustrava cosa potevamo fare insieme. Da quanto era pensate, mi stava convincendo. Mi voleva far credere davvero fossi bisessuale, mi faceva vedere foto di belle ragazze: ‘Guarda che bella questa, non vorresti morderle il sedere?’. Io rispondevo ‘assolutamente no’. E lui si arrabbiava, mi diceva che ero bugiarda, che ero bisessuale e gli stavo mentendo. È stato molto pesante in questo”.

Raccontando questa storia, vorresti aiutare altre persone che si trovano nella stessa condizione?

“Sì, se sei all’esterno lo puoi capire fino ad un certo punto. Dall’interno lo capisci meglio, come in ogni cosa. Così posso trasmettere la mia esperienza a chi vive una situazione simile ora. Anche perché in questo momento sto razionalizzando e mi sta passando l’influenza che lui ha avuto su di me. Quindi, se qualcuno volesse contattarmi per confrontarsi con me, sono pronta a chiacchierarci insieme”.

Come è stato rendersi conto e razionalizzare quanto vissuto davvero?

“È stato traumatico. Lo chiamano stress post traumatico. È stato bruttissimo. Per il primo periodo ero molto tranquilla, sono stata da una psicologa, mi ha dato molti input e li ho seguiti ma mi sono accorta che non bastavano e qualcosa ancora, dentro di me, non andava. Mi sentivo fortemente in depressione, con crisi di panico e pensavo in continuazione a quello che mi era successo.

Dopo aver scoperto la criminologa Mammoliti, ho seguito alcuni suoi seminari rivolti a chi è stato vittima di violenza psicologica. Mi aiutavano ma capivo di aver bisogno ancora di altro. A fine luglio ho deciso di andare in Irlanda per buttarmi alle spalle tutto. Quando sono tornata, però, stavo peggio. Ero tornata a casa e anche per le stupidaggini stavo male: dovevo preparare la colazione per i miei genitori e mi agitavo pensando ‘oddio, ho preso la pentola sbagliata’. Questo a casa mia addirittura.

Ho avuto davvero un periodo bruttissimo, ci pensavo sempre e mi sentivo in depressione e a disagio con le persone e non capivo il perché. Ultimamente ho capito cosa mi teneva ancora legata a lui e su questo ci sto lavorando. Questo mi sta permettendo di andare avanti”.

Cosa consiglieresti a una persona vittima di un narcisista per andare avanti?

“La cosa che devi fare è trovare il movente, quello che ti tiene ancora ancorato a questa persona. Quindi devi capire come superare questa condizione e andare avanti”.

Come si può capire subito con chi si ha a che fare? E come affrontare un narcisista?

“Se hai dei segnali di allarme, ascoltali. Qualsiasi campanellino tu abbia, ascoltalo, non lasciarlo perdere. Ne ho avuti tanti che però non ho ascoltato. Vivi in una situazione di lavaggio del cervello che non te ne rendi davvero conto. Anche le altre persone che ti vedono e percepiscono che tu stai male, vanno ascoltate. Le persone che hai intorno fanno un po’ da specchio: vanno ascoltate perché hanno distacco dalla situazione e la lucidità idonea per farti rendere conto che qualcosa non va.

Come affrontare queste persone? È tosta. Devi avere molta forza di volontà. Una storia deve dare gioia e deve esserci rispetto: se mancano questi aspetti, nulla può essere giustificabile, significa che qualcosa non va. E anche se non te ne rendi conto e non lo vuoi vedere, c’è qualcosa che non va. Quindi devi ammetterlo. E anche ammetterlo è difficile ma devi partire da lì. Se senti che qualcosa non va, al di là del pensiero che lui sia arrabbiato o che vada rassicurato perché in passato ha avuto fregature, come era successo al mio ragazzo: no, tutto può essere giustificabile ma fino a un certo punto”.

Insomma la ‘regola’ per affrontare queste persone non c’è… Come si possono gestire?

“Secondo me, come ho letto su alcuni libri, non si deve davvero fare nulla. Queste persone magari ti parlano in un certo modo per screditarti. Tu invece non devi fare nulla, devi andare avanti a fare le tue cose. Come per me, per la pillola: invece di accettare e prenderla, avrei dovuto pensare ‘no, il corpo è mio e basta’. Con loro non devi davvero fare nulla, andare avanti con la tua vita e concentrarsi su te stesso”.

Non c’è il rischio che alcuni si rivoltino fisicamente e facciano del male?

“Quello sì. Nel mio caso, sono stata fortunata. Ma ho trovato donne che sono state anche picchiate. In quel caso, l’unica soluzione è la denuncia. Certo è che le istituzioni non agiscono prontamente, devi essere ammazzata prima che facciano qualcosa. Ma si deve sempre denunciare e separarsi fisicamente da queste persone, perché altrimenti vivi in un contesto nocivo per te, per la tua salute.

Quindi meglio andare da amici o in famiglia, staccarsi totalmente da questa persona e non dare loro più risposte. Meglio anche cambiare lavoro se ci lavori insieme. Bisogna staccarsene completamente”.

Ora sei più serena. Quindi si può uscire da questa situazione e si può tornare a vivere serenamente? Hai paura di trovare un altro ragazzo così?

“Si può tornare a vivere, assolutamente. Prima di tutto devi capire questo: la sola cosa che conta sei tu, il resto non conta se non relativamente. Anche se non hai una persona accanto, non è che vali di meno. Nel momento in cui lo capisci, riscopri te stessa. Devi dedicarti alle cose che ti piacciono e prendere in mano la tua vita. Si può uscire da queste condizioni e così scopri te stesso perché stare con queste persone significa l’annullamento totale di se stessi. Invece, dal momento in cui ne esci, entri a contatto con il tuo sé. E stai bene”.

La tua canzone preferita?

“Mi piace tantissimo Beautiful di Christina Aguilera. È una canzone che parla di come  oggi si viva con stereotipi di bellezza fisica, mentre quello che conta è quello che hai dentro”.  

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