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Nel mondo una donna su cinque si è sposata prima di aver compiuto 18 anni. Si parla di circa 650 milioni di spose bambine. A livello globale, il numero totale di matrimoni precoci è stimato in 12 milioni ogni anno. Lo denuncia Unicef in occasione di San Valentino 2019 lanciando una nuova campagna per arrestare il fenomeno.

La maggior parte delle spose bambine si trova in Asia Meridionale con oltre il 40% del totale dei matrimoni (285 milioni), segue l’Africa Subsahariana (115 milioni o 18% del totale). Infatti, nonostante la percentuale dei matrimoni precoci stia diminuendo a livello globale, in molti paesi i progressi sono ancora troppo lenti.

Come sottolinea Henrietta Fore, direttore generale dell’Unicef, «per milioni di ragazze nel mondo il matrimonio non è una scelta ma una malaugurata fine alla loro infanzia e al loro futuro. La soluzione è semplice: vietare i matrimoni precoci, investire nell’istruzione e garantire l’empowerment per i giovani, le famiglie e le comunità per portare un cambiamento positivo. Solo così questa pratica potrà finire entro il 2030 e 150milioni di ragazze a rischio saranno protette».

Per porre fine a questa pratica entro il 2030, anno indicato dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, secondo Unicef «bisogna che i progressi accelerino in modo consistente. Quando una ragazza è costretta a sposarsi da bambina affronta conseguenze immediate e per tutta la vita. Le sue possibilità di portare a termine il percorso scolastico diminuiscono, mentre aumentano le possibilità di subire violenza a casa. Ha maggiori probabilità di diventare madre durante l’adolescenza, e le ragazze adolescenti hanno più probabilità di morire per complicazioni durante la gravidanza e il parto rispetto alle ragazze più grandi. Ci sono anche conseguenze sociali importanti e maggiori rischi di perpetuare il circolo intergenerazionale della povertà».

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