Musica e arte per aiutare il prossimo perché alla fine la vita «è un dono per amare ed essere amati». Alessandro Gusmini, musicista, padre, volontario… fin da subito ha abbracciato il progetto di WoodInStock, l’associazione di Luca Guenna che raccoglie fondi per la lotta contro il Parkinson. Vicepresidente del gruppo, in questa intervista ci racconta come e perché tanto impegno, “nonostante” nella sua vita non ci siano familiari colpiti da questa malattia.

Chi è Alessandro Gusmini? Autopresentati

«Sono nato nel 1972 e sono tante cose: padre, marito, volontario, insegnante di musica, musicista, soccorritore, informatico».

Sei vicepresidente di WoodInstock, cosa ti ha fatto avvicinare a questa realtà?

«Nel 2012 Luca Guenna ha avuto l’idea di realizzare un festival che lo aiutasse nella raccolta fondi per la malattia che lo ha colpito – il Parkinson – e avendo individuato il parco di Ternate, il paese in provincia di Varese dove vivo, come luogo ideale per la sua idea, ha contattato il sindaco, Enzo Grieco. Lui, ancora oggi in carica, conoscendomi come musicista e volontario di SOS dei Laghi Onlus in cui avevo al tempo anche incarichi organizzativi, lo mise in contatto con me. Da cosa nasce cosa e insieme ad altri ottimi volontari abbiamo messo in piedi il primo festival e quindi fondato l’associazione».

Cosa comporta impegnarsi per questa associazione, in pratica?

«WoodInStock si occupa della raccolta fondi per la lotta al Parkinson, in particolare organizzando o aiutando ad organizzare eventi. Come vicepresidente, vi sono compiti decisionali, burocratici e relazionali che divorano veramente molto tempo. Come musicista e informatico metto poi a disposizione il mio lavoro, per cui spesso muovo e allestisco impianti, suono in svariati contesti, mi occupo della comunicazione web e degli aspetti grafici.

Resto comunque un “semplice” volontario: in questo ruolo, il tempo che si può dedicare è sempre prezioso… consideralo pure un appello per aspiranti volontari. I compiti spaziano dal fare volantinaggio allo spostare transenne, dal mettersi a disposizione nei punti informazioni al tentare di sensibilizzare le persone faccia a faccia. O semplicemente esserci. Insomma, guardarsi intorno e rendersi disponibile a fare quel che serve senza necessità di particolari competenze.

Sono convinto che lo spirito del volontariato sia questo: se vedi un problema che puoi aiutare a sistemare con il tuo contributo, semplicemente ti metti in gioco.

Devo ammettere di essere anche fortunato che la mia famiglia comprenda, accetti e addirittura mi affianchi in questo mio impegno: mia moglie e le mie due figlie di 10 e 13 anni sono attivissime per WoodInStock e sacrificano il loro tempo per dare una mano significativa, oltre a sopportarmi!

Quando ero un responsabile in SOS dei Laghi – in cui sono ancora orgogliosamente operativo dopo quasi 20 anni e che non posso non ringraziare per quello che ha significato e significa per me e la mia crescita personale – amavo ripetere alle nuove “reclute” che i volontari sono persone eccezionali… Quindi non sono normali!

Al di là della battuta, il volontario opera in una logica che sfugge la “regola” del tornaconto personale che tanto permea la società odierna e non stupisce che per alcuni sia una sorta di mistero. Chiunque abbia operato nel volontariato, raccontando con il sorriso dei propri sforzi, si è sentito chiedere da qualcuno “ma chi te lo fa fare”? La mia risposta è che il volontario, al di là dei ringraziamenti di chi viene aiutato che sicuramente fanno piacere, si impegna soprattutto per sé stesso, perché l’agire disinteressato lo identifica e definisce dicendogli che tipo di persona è quando si guarda allo specchio».

Molti si danno da fare per una causa, soprattutto una malattia, dopo esserne stati colpiti in prima persona oppure dopo che questa si è manifestata nella vita di un familiare o un caro amico. Il tuo caso è differente…

«Effettivamente la “stranezza” del mio coinvolgimento in WoodInStock è che con Luca non ci conoscessimo già e che io sia diventato suo amico dopo l’inizio della nostra collaborazione. Collaborazione che è iniziata un po’ perché con spirito di volontariato ho visto una situazione in cui il mio contributo, date le mie competenze organizzative e passioni, poteva essere particolarmente utile, un po’ perché mi sono riconosciuto nelle motivazioni che stanno dietro al progetto artistico di WoodInStock e un po’ perché, quando ho conosciuto Luca, sono rimasto molto colpito dallo spirito e dalla determinazione con cui ha deciso di affrontare la malattia.

La musica, la cultura, l’arte e lo sport sono passioni e fonti di realizzazione individuale importantissime e devono essere valorizzate come mezzi “terapeutici” per aiutare chiunque, non solo i parkinsoniani, a superare le frustrazioni e le difficoltà della vita quotidiana. Anche questo fa parte della mission di WoodInStock, quello che facciamo non è “solo” una raccolta fondi».

Cos’è per te il Parkinson?

«Al di là delle definizioni mediche e biologiche, il Parkinson è secondo me una gabbia per l’anima. Molti parkinsoniani arrivano a considerare la malattia un altro sé, una sorta di gemello cattivo che impedisce loro di essere quelli che sono sempre stati, di fare le cose che hanno sempre fatto. Qualcuno gli dà pure un nome! L’amico Vincenzo Cinotti, che è stato pure una delle colonne portanti di WoodInStock dei primi anni, lo chiama Mr.P.

Non è un caso che sia frequente nei malati di Parkinson il tentativo di fuga da questa prigione attraverso l’espressione artistica: il fisico mi tradisce con il tremore, la mimica non è più sotto controllo… ok, ti sorrido in un dipinto o una poesia o ti dedico una canzone d’amore e la cosa ha un valore assoluto senza essere un ripiego».

WoodInStock significa soprattutto (ma non solo), musica. Cos’è per te la musica e come associarla alla lotta contro una malattia come il Parkinson?

«La musica è sicuramente un aspetto fondamentale della mia vita: mi dà enormi emozioni come fruitore e mi permette di esprimermi e di guadagnarmi da vivere come musicista e insegnante. Io credo nella musica come mezzo di realizzazione sia che la si suoni, sia che la si ascolti e una delle cose che cerco di trasmettere nella mia vita e nel mio lavoro è il mio amore per essa.

Non sono l’unico musicista in WoodInStock: al di là dello stesso Luca Guenna, abbiamo molti ottimi artisti che spesso ci aiutano con la loro opera a mettere in piedi quello che facciamo. Molti artisti sono ricettivi verso la causa della lotta al Parkinson e si mettono a disposizione anche solo per qualche evento e questo aiuta molto a coinvolgere persone, dare visibilità alla causa e quindi sensibilizzare verso la malattia.

Ma al di là dell’operatività a favore di questa causa o degli effetti “terapeutici” di cui abbiamo già parlato, la musica è un mezzo potente nel connettere le persone, trasmettere emozioni e valori ed è giusto utilizzarla per cambiare e migliorare le cose. Sembra una cosa un po’ da “figli dei fiori” e il nome WoodInStock stesso un po’ richiama questa cosa, ma io ci credo!

Un grande cantante americano – tra l’altro vicino alla lotta al Parkinson in un’altra associazione a noi gemellata, la Light Of Day Foundation Willie Nile, nella sua “One Guitar” canta: “Sono un soldato che marcia in un esercito, non ho pistole per sparare, tutto ciò che ho è una chitarra”. Non a caso ho utilizzato questa canzone in varie situazioni, su tutte un progetto musicale con i bambini della scuola primaria di Ternate e che da Willie è stato utilizzato come mezzo per promuovere le attività a supporto delle vittime del terremoto del 2016.

La musica quindi aiuta a capire, ad immedesimarsi, a sensibilizzare, ad imparare ad essere empatici, ad unire… Essere parte di WoodInStock mi ha ispirato e molte delle considerazioni che ti ho fatto quando chiacchieravamo del Parkinson sono confluite in una canzone che ho scritto poco dopo aver conosciuto Luca e sua moglie Carla, oltre che Vincenzo Cinotti e sua moglie Laura che sono stati pure fondamentali alla nascita di WoodInStock… La canzone è “Vinco Io”, l’ho scritta per cantarla insieme a mia moglie Alessandra e prende spunto dal motto di Luca nell’affrontare la sua malattia».

Lui:

Il mio corpo sta diventando una prigione
Sbarre chiuse per la mia anima
Sono tante le cose che io vorrei fare
Cambio di programmi e priorità

In questa guerra una medaglia non mi basta
Io vorrei la testa di Mr. P.
Io vorrei con me un esercito armato di colori
Su di un palco da 100.000 watt

Se le mani tremano non è per un’emozione
Ma cantare mi fa sentire vivo
Finché avrò voce saprai chi sono io
E potrò dirti quello che sento

Lei:

 Tu ti slanci con tutte le tue energie
In progetti per me impensabili
Ho paura che in mezzo a questo darti da fare
Possa perdere quel che abbiamo già
Ma ti sosterrò ti proteggerò amore

Se le mani tremano non è per un’emozione
Ma cantare mi fa sentire vivo
Finché avrò voce saprai chi sono io
E potrò dirti quello che sento

Voglio tutto e lo voglio subito
perché comunque prima o poi tutto finisce
In questa guerra una medaglia non mi basta
Nemico mio non farti illusioni…
Vinco io!

Futuri progetti di WoodInStock?

«Cerchiamo continuamente di scovare nuovi modi per raccogliere fondi per la lotta alla malattia e l’appuntamento più vicino sarà il prossimo 5 dicembre al Teatro Sociale di Busto Arsizio con un vero pilastro della storia del rock, Ian Paice, batterista dei Deep Purple.

Per l’occasione sarà accompagnato dagli Skassakasta, band costituita da ottimi musicisti varesini, già con lui in altre occasioni e con il quotatissimo Alessandro Del Vecchio. I biglietti sono già acquistabili al teatro stesso e via TicketOne. Nei prossimi giorni ulteriori novità sul sito di WoodInStock e nell’evento presente su Facebook».

Cos’è per te la vita?

«Un dono che ci dà la possibilità di amare ed essere amati. Una sfida a trovare l’equilibrio tra sé, le proprie risorse e forze e il resto del mondo facendo ciò che si ritiene giusto e bello. Una maledizione se non hai nessuno vicino a te che ti tenda la mano con sincerità. Il bene genera il bene».

La tua canzone preferita?

«Negli ultimi anni è Sunrise on Avenue C di James Maddock. Ho avuto l’incredibile e raro onore e piacere di suonarla con lui stesso. Sono cose per cui vale la pena vivere».

 

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