Coming out Paola Egonu: «L’orgoglio è la medaglia più importante»

«Brava Paola Egonu: l’orgoglio è la medaglia più importante. Oggi hai aiutato tant* a vincere la propria partita». Si complimenta così l’Arcigay, sulla sua pagina Facebook, con la schiacciatrice della Nazionale di volley dopo il suo coming out.

La campionessa 19enne lo ha fatto con estrema semplicità durante un’intervista al Corriere della Sera. Come ha dichiarato alla giornalista Candida Morvillo, dopo la finale persa contro la Serbia, prima di tutto, ha chiamato la sua fidanzata: «Sono tornata in albergo e ho chiamato la mia fidanzata. Piangevo e lei mi ha consolata, mi ha detto che le sconfitte fanno male, ma sono lezioni che vanno imparate. E che ci avrei sofferto, però, poi, sarei stata meglio».

La notizia, che possiamo definire un coming out tra le righe, arriva insomma nella maniera più semplice e lineare possibile. Più che affermare la propria omosessualità, in stile holliwoodiano, la sportiva ha semplicemente raccontato i fatti senza omettere (coscientemente) una parte. Così sarebbe avvenuto tempo fa o avviene ancora oggi tra tanti personaggi pubblici. Quello di Paola Egonu è infatti uno dei pochi coming out nello sport, sia maschile che femminile, dopo quello di Nicole Bonamino del 2014 e Rachele Bruni nel 2016.

A complimentarsi con lei, sulla pagina Facebook dell’Associazione nazionale atlete, anche la presidente Luisa Rizzitelli: «Grazie Paola. Oggi possiamo dirti solo questo. Grazie per il coraggio di dire al mondo chi sei e in cosa credi, grazie per aver parlato della tua fidanzata come la cosa più naturale e bella del mondo, grazie per aver dato all’Italia il tuo volto e il tuo talento. Oggi queste tue parole segnano il volto di quell’Italia dello Sport, e non solo dello Sport, che vogliamo».

Classe 1998, Paola è nata in provincia di Padova da genitori nigeriani e all’età di 13 anni si è trasferita a Milano. Oggi è il volto dell’Italia multietnica (anche di questo si parla nell’intervista) che non si piega e nasconde di fronte al perbenismo rampante. «Mi stupisce questa reazione – ha risposto ancora di fronte al commento dell’amore del Bel Paese per la squadra multietnica – Siamo italiane. Per me avere origini diverse è normale».

Così come, con la stessa normalità, gestisce la sua relazione omosessuale. A etichettare come diverso, strano, fuori dal comune, sono le reazioni, prima di tutto. E se insegniamo la normalità della diversità ai bambini, difficilmente questi apprenderanno omofobia e bullismo.

Grazie Paola, perché anche per merito tuo, tantissimi giovani (e non) omosessuali o bisessuali, avranno un abbraccio in più per affrontare a testa alta la propria sessualità di fronte una società in cui l’essere omosessuali, appunto, “fa notizia”. Abbiamo bisogno di tante Paola ancora per un po’.

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