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Il numero di chilometri che separa l’Uganda dal nord Italia è talmente esteso da impedire qualsiasi collegamento logico immediato tra le due aree. Tuttavia, l’esperienza umana e di fede di Giovanni Scalabrini costituisce una miniera di riflessioni preziose sul modo migliore per edificare legami e connessioni geograficamente improbabili.

Nel raccontare questo percorso che attraversa un’intera vita spesa per l’attrazione irresistibile verso il prossimo e le sue esigenze, gli eventi quotidiani in apparenza semplici e di poco conto, possono determinare cambiamenti esorbitanti.

È esattamente quello che succede a Giovanni, un ragazzo qualsiasi, di un qualsiasi paese in provincia di Como, dopo l’incontro con un parroco venuto da Varese in visita a Limido Comasco. Qui il padre di Giovanni conduce una piccola azienda tessile messa in piedi con i sacrifici di anni trascorsi a fare il fabbro, per garantire un futuro al proprio figlio. Il religioso porta con sé le storie e le immagini di una comunità primitiva dell’Africa orientale, dove la fame e il rachitismo schiacciano le esistenze di chi vive nella totale arretratezza.

Il giovane è letteralmente affascinato dall’impegno di quell’uomo, dalla sua determinazione nel voler costruire qualcosa dove non c’è niente. Per questo motivo decide di seguire il suo esempio e compiuti i diciotto anni, lasciando i familiari increduli e sconvolti, sceglie di entrare in seminario.

Circa dieci anni dopo, Giovanni Scalabrini è padre John, così lo chiamano i ragazzi della missione da lui fondata nel quartiere periferico più povero di Kampala, capitale dell’Uganda. Ai margini della città il popolo degli Acholi vive ancora oggi essenzialmente di agricoltura e allevamento, ma l’impegno ventennale del prete, unito alla sua indole imprenditoriale, ha consentito loro di raggiungere un livello di sviluppo e di civiltà nemmeno lontanamente immaginabile prima del suo arrivo.

Il “mugnaio”, appellativo assegnatogli dai suoi confratelli, trova nella mancanza di organizzazione a livello lavorativo la causa principale della loro povertà e, fin dalle prime fasi della permanenza in Uganda, si applica per porre rimedio a tale assenza. Il mulino è il simbolo della sua rivoluzione, lo strumento che a livello pratico induce il popolo ad estendere le coltivazioni di granoturco e apprendere diverse tecniche di macinazione.

Con i proventi del lavoro nei campi, anche grazie al sostegno della parrocchia, gli Acholi conquistano l’indipendenza economica e vedono fiorire l’area come mai si era verificato nella loro storia.

Il contributo di Scalabrini si proietta poi oltre l’ambito strettamente lavorativo e con il passare del tempo nascono infrastrutture come scuole e chiese, le quali spalancano a migliaia di giovani le porte dell’istruzione e spingono le famiglie alla creazione di una solida comunità cristiana.  

Tuttavia padre John non conosce soltanto il lato positivo e gratificante dell’Africa, tanto che negli anni’ 70, con il colpo di Stato che porta il generale Amin Dada ad instaurare la sua dittatura, sorgono presto seri problemi di convivenza. Il religioso viene etichettato come una minaccia per il potere e dopo un perentorio arresto viene immediatamente espulso.

Tornato in Italia l’indifferenza della chiesa e del Vaticano nei confronti del suo caso è assoluta ma, grazie alla mediazione del Governo, nella veste di Andreotti, Giovanni torna presto ad essere John e riprende da principio il suo incarico.

Il regime dittatoriale ha un impatto devastante sulla salute della città, la quale viene in parte distrutta. Il prete, diventato Vicario Generale, acquista un mulino per ogni parrocchia, rovesciando di nuovo la sorte delle periferie.

Nel 1989 fonda l’organizzazione no profitEmmaus Foundation e deve fare i conti con una seconda espulsione voluta dall’attuale presidente Museveni.

Giovanni Scalabrini (classe 1934) si è spento nell’ottobre scorso all’età di 83 anni ma il suo nome rimarrà in eterno legato alla storia di questa nazione. Partendo dalla primaria necessità di vivere in mezzo ad un popolo per poterlo comprendere realmente, ha fatto leva con tutte le sue energie sul lavoro come momento della vita che garantisce dignità, consentendo inoltre, passo dopo passo, di progettare autonomamente il futuro di una famiglia. Ha sconfitto povertà, sottosviluppo e malattia, portando conoscenza, autosostentamento e una moderna rete di servizi dove in origine c’era solo paglia, accompagnata da fango e bamboo.  

Foto: Padre John, da italiauganda.it 

padre Giovanni Scalabrini

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