La storia sul mare: Apollonia – Libia

Eratostene nacque a Cirene nel 275 a.C. e per tutta la vita fu chiamato dagli invidiosi ‘beta’, come la seconda lettera dell’alfabeto greco. Non fu mai il migliore, non fu mai un ‘alfa’, Eratostene di Cirene, fu sempre il secondo, la beta.

Non primeggiò in nulla, ma misurò le dimensioni della Terra. Non diventò un grandissimo in una sola disciplina, ma padroneggiò una grande varietà di scienze. Ed era forse poco? Filosofia, letteratura, filologia, storia, mitologia, poesia, astronomia, matematica e cartografia. Tutti i saperi di Eratostene, Eratostene ‘beta’.

Mi chiesi, riguardando le fotografie di Apollonia, se Eratostene avesse avuto l’idea di misurare la Terra guardando le onde e le colonne, le scogliere aride di terra rossa ed erba riarsa. O forse ascoltando il mare più blu del blu che io avessi mai visto, colpito dal vinto caldo del tramonto e divertito dal belare sperduto di una capretta selvatica.

Ricordai la nostra guida, Fatdallah, parlare di Apollonia con trasporto: era nato lì, come Eratostene, e conosceva ogni mucchietto di terra e ogni colonna intarsiata di quel sito di meraviglia e di vita che non ho mai dimenticato.

Vi è un antico teatro ad Apollonia, costruito dai greci e poi rifatto dall’imperatore Domiziano: se ne vedono ancora intatte le ampie e sottili scalinate scavate nella roccia chiara. Mi immaginai lì i popoli antichi, spettatori di un teatro emerso dal mare. Li potevo vedere: antichi greci, romani, bizantini e libici sedervisi composti e attendere l’inizio dello spettacolo.

Vedevo le loro ombre eleganti, alla sera, con il Mediterraneo calmo davanti e l’aridità della terra alle spalle. C’erano attori e artisti e si muovevano con inconfondibili maschere mentre il coro intonava lo scorrere di storie tragiche ed eterne.

Apollonia era nata come una colonia greca nel VII secolo a.C. I romani la conquistarono e ne fecero la capitale della Libia Superiore. Il terribile terremoto, però, del 365 a.C. la rese una città spettrale che rinacque solo come dimora di profughi musulmani sotto il nome di Maria Sousa, la salvatrice.

L’immagine delle antiche terme mi riempì gli occhi sul far del tramonto. Il sole si preparava silenziosamente a calare, senza farlo sapere. Credeva forse di imbrogliare tutti, brillando come non mai di una luce avvolgente e caldissima che ammorbidiva le forme, esaltava i colori.

Guardavo quelle piccole colonne consumate dal tempo ergersi immobili e serene tra i cespugli invadenti. Contro l’orizzonte marino, si dipingevano chiare, rivolte a un isolotto di roccia sospeso sul mare già quieto.

Se solo quei bagni romani funzionassero ancora! Come sarebbe immergersi nel calore delle loro acque termali, respirarne il vapore sfuggente e sentire il sapore salato delle onde al crepuscolo?

La luce sparì davvero, improvvisa, e così le caprette selvatiche ad Apollonia, la salvatrice. Mi incamminai a piedi verso un qualsiasi luogo lontano dal tempo di Eratostene ma sulla strada vidi un ragazzo seduto in cima ad un promontorio di terra e sassi, affacciato sul mare.

Apollonia, Libia

Stava lì, le ginocchia tra le mani, il suo sguardo mirante, lontano, verso le onde di luce e i brillii acquatici, baluginanti come fantasmi di uomini della Libia Superior. Forse che aspettasse qualcuno? O qualcosa? Un segno, una magia, uno spruzzo di onde più alto degli altri, l’arrivo della sera…

O forse stava lì, ascoltando il mare più blu del blu che avesse mai visto, misurando la Terra da Apollonia, come faceva Eratostene tanti, tantissimi anni prima di lui…

Apollonia, Libia
Apollonia, Libia

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