Marco e i migranti di CombInAzione –
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7 ragazzi, tutti provenienti dalla Guinea, sotto lo stesso tetto a Busto Arsizio, nel varesotto. Hanno tra i 19 e i 25 anni e prima di arrivare in Italia, nel 2016, non si conoscevano. Ad ospitarli, in attesa del verdetto per ottenere il permesso di soggiorno, è l’associazione di volontariato “CombInAzione” gestita da Marco Piccione, legata ai padri comboniani di Venegono Superiore.

Di loro, abbiamo intervistato Bah Alpha Mamadou, Ansoumane Konate, Balde Mamadou Bhoye e Aboubacar Sidiki Kouyate e nelle prossime settimane potrete leggere le loro storie, una alla volta, come lo stile di Sguardi di Confine richiede.

Prima di ascoltarli, abbiamo approfondito però la realtà di CombInAzione. L’avventura è iniziata nel 2016 con la richiesta di avviare un progetto di accoglienza in un appartamento inutilizzato di proprietà dei padri comboniani a Busto Arsizio. Da qui la comunicazione della disponibilità alla Prefettura di Varese e l’avvio dell’iniziativa sotto forma di Cas, ovvero primo Centro di Accoglienza Straordinaria. Oltre al responsabile ci sono anche un portiere, Moussa e un numeroso gruppo di volontari.

“All’inizio è stato anomalo visto che siamo la prima associazione di volontariato che avvia un progetto di questo tipo – spiega Marco – Altri fanno accoglienza ma sotto forma diversa. In quanto Cas siamo i primi in provincia di Varese. Non è stato semplicissimo ma alla fine siamo riusciti a trovare una quadra e dal 23 luglio 2016 abbiamo iniziato l’accoglienza”.

In cosa si differenzia concretamente un’associazione di volontariato rispetto alle cooperative?

“Il valore aggiunto del fatto di essere un’associazione di volontariato rispetto a delle cooperative o addirittura srl che gestiscono accoglienze di questo tipo è di essere molto radicati sul territorio. Quindi noi, in quanto associazione, avevamo già una rete di contatti di altre associazioni ed è stato facile offrire opportunità di integrazione ai ragazzi”.

Ad esempio? Come si realizza l’integrazione?

“Ad esempio è stato fatto un percorso con il Centro Giovanile Stoà iniziato con l’insegnamento dell’italiano che poi si è ingrandito. I ragazzi sono stati coinvolti nella produzione di uno spettacolo teatrale andato in scena 3 volte (qui tutte le foto).

Anche la conoscenza diretta degli oratori del territorio ci ha permesso di avviare con facilità altri corsi di italiano oppure corsi sportivi. Hanno anche partecipato a corsi di ballo grazie ad un’altra associazione.

I ragazzi sono stati coinvolti anche in feste o manifestazioni legate alla rete dei “Bust’Occhi Aperti sul mondo”, composta da associazioni del territorio dove uno dei temi forti è l’immigrazione. Ci sono varie proposte e iniziative per sensibilizzare la popolazione.

Abbiamo collaborato anche con la Cascina Burattana o partecipato alla pastasciutta antifascista. È bello per tutto questo”.

Quindi l’integrazione è possibile?

“L’integrazione è possibile, assolutamente sì. Non semplice, anche perché il territorio di Busto Arsizio a volte non è dei più accoglienti però, in realtà, abbiamo trovato tante persone assolutamente disponibili che hanno voglia di cambiare questo luogo comune, quest’idea che c’è su Busto. In realtà possono essere fatti tanti bei progetti”.

Ragazzi migranti cooperativa Combinazione Busto Arsizio

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