Nasce Dioniso: quando l’arte incontra l’intelligenza artificiale

Nell’episodio Zima Blue della serie Netflix “Love, Death and Robots”, l’arte e la tecnologia si intersecano fino a risultare interscambiabili, l’identità dell’arte si fonde e confonde con quella dell’artista, la cui origine è oltre l’umano. Sembra utopia, ma le premesse di quest’arte sono sempre più verosimili.

Ben Snell, infatti, artista newyorkese, ha progettato una scultura addestrando il suo computer al fine di renderlo uno scultore. L’incontro dell’intelligenza artificiale con l’arte non poteva risultare più interessante. Snell ha sfruttato un algoritmo di machine learning per istruire il proprio computer, ma in un’intervista a The Verge ha dichiarato: “Ho scelto di non descrivere la tecnica e l’attuazione del processo in profondità, perché questi soggetti sono intrinsecamente alienanti”. L’artista ha sottoposto al computer un database di oltre 1000 immagini di sculture classiche, come il David e il Discobolo, e da questa analisi l’AI ha progettato un’opera d’arte, ora in vendita presso la casa d’aste Phillips.

Successivamente, con l’obiettivo di restituire autonomia all’opera d’arte rispetto al computer che l’aveva creata, Snell ha smontato il computer in ogni sua componente e ha polverizzato il tutto con una levigatrice. La particolarità della scultura risiede nel fatto che sia formata anche da questa polvere. Come Snell ha raccontato a Fast Company ha usato “la materia prima del calcolo per realizzare questa scultura: sia la sua potenza di elaborazione computazionale che la sua disponibilità materiale letterale”.

Dioniso: il simbolo di rinascita in veste queer

Per quanto riguarda il nome della scultura, Snell ha scelto Dioniso perché “nella mitologia greca, il dio Dioniso soffre un’esperienza di quasi morte da bambino. Dio, la scultura, ha una storia simile di rinascita come la doppia nascita del dio Dioniso. Dopo esser stato ridotto in polvere, dio il computer è rinato in nuova forma. Mentre la sua precedente forma fisica è stata disconnessa dalla sua ricca vita interiore, la sua nuova essenza gli restituisce integrità fisica in onore dei suoi sogni. Dioniso è ritratto nella mitologia greca come androgino e così anche la sua struttura biomorfica con spalle larghe e una silhouette a clessidra, rappresenta una versione queer della storia dell’arte, attraverso la reinterpretazione e immaginazione della scultura classica.

In questo panorama artistico, alcuni artisti sostengono di incanalare la creatività dei computer e degli algoritmi, mentre altri sono dell’idea che questi sistemi siano mezzi artistici come tanti altri, creati e utilizzati dagli umani. Snell opta per il primato dell’umano e afferma: “Considero me stesso come l’artista, non il computer”. Ma allo stesso tempo parla entusiasta e con un linguaggio figurato del fatto che Dio ricreasse “a memoria” ogni scultura che vedeva e “sognasse” una nuova forma.

Difficile dire chi sia il “deus ex machina”, quando l’identità dell’artista e quella della sua scultura sono fuse in un percorso di nascita, creazione, rivoluzione.

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