Primo ultimo giorno di scuola, da prof: ho imparato che…

Oggi è stato il mio primo ultimo giorno di scuola. Sì, da prof.

È strano ritrovarsi dall’altra parte, dopo una vita passata sui banchi, nel ruolo della studentessa. Ritrovarsi non per caso, sia ben chiaro: è quello che ho sempre voluto fare. “Ma fa strano”, mi sarà concesso di pensarlo e mi sarà perdonato se io ancora un po’ studentessa mi sento.

Impossibile scindere il mio vissuto dal mio ruolo: impossibile cancellare o allontanare la pesantezza e le sofferenze di quegli anni di liceo; impossibile dimenticare la spensieratezza, l’incertezza e l’allegria degli anni dell’università.

Ogni prof., prima di entrare in aula, anche dopo 30 anni di servizio, dovrebbe ricordarsi di essere stato studente. Uno come loro.

Una come loro.

Come quelle 19 studentesse che avevo di fronte oggi (del Liceo Scienze Umane S.M. Legnani di Saronno): occhi accesi, pieni di speranza, emozionati per la fine di un percorso di 5 anni, con la maturità che fa paura, ma un futuro da costruire.
Io ero come loro. Mi ci sento ancora oggi come loro, come se qualcosa non fosse stato completato in quel periodo.

Osservare e vivere queste 19 ragazze, unite in un unico fuoco, mi ha smosso. Le ho sentite cantare la loro canzone (incredibile… hanno la loro canzone), le ho viste ballare coreografie provate nelle pause di educazione fisica (incredibile anche questo), le ho viste emozionarsi con estremo amore di fronte alle foto e video di classe di 5 anni di condivisioni, giorno dopo giorno.

Ho pianto. Non me ne vergogno. Mi hanno ricordato quanto sia vero Aristotele con il suo “l’uomo è un animale sociale”, io aggiungo senza ma e senza se. Mi hanno dimostrato che può esistere un gruppo di donne/ragazze che vanno d’accordo e che si rispettano così come sono, con pregi e difetti. Hanno reso concreto e vero il concetto di unione, amicizia e condivisione, fattibile ogni giorno.

Hanno acceso un faro verso il futuro, perché loro costruiranno anche il nostro mondo.
Io non dimentico quanto sia stato bello ricevere tutti questi doni, queste emozioni pure e vere. Non dimentico di aver vissuto un pezzo delle vostre vite, così importanti e preziose, una ad una. Non dimentico di essermi sentita una di voi, una studentessa seduta su quei banchi a cantare “Favola” dei Modà, e voi stupite: “La sa anche la prof”. Sì, “La prof”.

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