Profughi italiani sbarcano sulle coste albanesi. Al cinema con Vista Mare

E se i profughi fossimo noi? Sarà che lo siamo già stati e forse ce lo siamo un po’ dimenticati ma il regista Andrea Castoldi, con il suo Vista Mare, lancia un invito a tutti i suoi spettatori. Quello di provare, almeno per un paio di ore, a mettersi nei panni dell’altro, quando l’altro siamo noi. Così nasce il secondo lungometraggio di Castoldi, un progetto cinematografico costruito su tematiche sociali di attualità che vengono estremizzate, fino ad arrivare a immaginare una frontiera militarizzata in Puglia per bloccare il flusso emigratorio degli italiani verso le coste albanesi. Se il tono sotteso è quello drammatico, non mancano spaccati di leggerezza che ne fanno un film per tutti, con una lentezza voluta e scandita da poche battute, e una trama raccontata dalla forza delle immagini.

Nel film, la cui uscita nelle sale italiane è prevista nel 2017, lo stato italiano è infatti ormai alla deriva: le rivolte popolari e le manifestazioni si susseguono a causa di una crisi economica sempre più soffocante. Un gruppo di italiani si nasconde da settimane in un vecchio casolare abbandonato in attesa di poter salire su un gommone di fortuna e raggiungere la tanto sognata Albania.

“È una storia interpretata da attori italiani ma il messaggio è per tutti coloro che vi si rispecchiano. Mi piacerebbe – svela Andrea Castoldi – che riuscisse a far alzare dal divano anche coloro che ci hanno creato il solco, per andare al cinema e tornare a casa con uno spunto di riflessione”.

Lontano da facili retoriche, Vista Mare preferisce far percepire la tematica piuttosto che raccontarla, così da lasciare lo spettatore alle proprie considerazioni. “È il punto di vista di giovani italiani che ripercorrono al contrario le rotte degli immigranti che sbarcano sulle nostre coste. Ma –aggiunge Castoldi – è anche un possibile punto di vista di altre nazioni, tanto che il film è attualmente in rassegna a festival di tutta Europa, dalla Grecia al Marocco, dalla Spagna all’Albania”.

Arturo Di Tullio veste i panni di Stilitano, il protagonista che, nel suo essere fondamentalmente onesto, si ritrova a compiere scelte forse non troppo consapevoli. È l’anti-eroe che tenta di ordinare le cose nel modo giusto e puntualmente sbaglia, una sorta di Pinocchio dei giorni nostri da cui lo spettatore prende le distanze ad ogni scelta sbagliata presa, riavvicinandosi a lui quando si trova al bivio per quella successiva, sperando sia la volta buona.

Nella seconda parte del film, il protagonista cede il passo al gruppo dei profughi, tutti parimente funzionali alla storia per i ruoli ricoperti nella loro identità passata, come l’elettricista o il cuoco, e che riproporranno nella nuova quotidianità con i compagni di (dis)avventura. Tutti in attesa, in un casolare abbandonato nella foresta umbra in Puglia, dello scafista che li farà sbarcare sulle coste albanesi.

La scelta attoriale è stata quella di puntare su nuovi talenti che, prima di arrivare al fatidico momento del set, si sono cimentati con determinazione in un percorso di pre-produzione che ha potenziato gli strumenti professionali a loro disposizione. Fra questi Francesca Zucchero che interpreta una profuga armata di fiducia e pazienza, spesso presa a metter pace nel casolare quando gli animi si accendono. “Calarmi nei panni di Loredana mi ha rimesso in contatto con la mia umanità nuda, senza orpelli, senza maschere, senza ormai più punti di riferimento – confessa Francesca – Tutto era da ricostruire di nuovo, affetti, quotidianità, luoghi, relazioni, sguardi. Mi ha ricordato molto un lungo periodo della mia vita in cui non ho dovuto cambiare luogo esterno, ma ho dovuto fare una completa rivoluzione interiore per poter continuare a vivere”.

Tra i nuovi talenti, anche Marco Mussino Cuccia, 29enne del Varesotto che in Vista Mare indossava i panni di Mario, un giovane musicista di origini siciliane “sognatore, ma anche molto concreto e a tratti disilluso. Porta sempre con sé un sax tenore, il suo strumento, quasi una sua protesi a tenerlo legato ai suoi sogni”.

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Cosa ha significato, per te Marco, calarti nei panni di un profugo italiano?

«Certo ho potuto solo sforzarmi di immaginare la vita di una persona che ha perso tutto, quantomeno in termini materiali; di esempi purtroppo da cui prendere spunto la realtà circostante ce ne offre eccome. Tuttavia in un certo senso nella mia vita ho vissuto il disagio di non avere nulla con me; non una base sicura da cui tornare, semmai qualcosa da cui scappare: me stesso. Una situazione a cui ho attinto per immedesimarmi appieno in quel ruolo; anche nelle sfaccettature più positive, legate alla speranza, dopo aver toccato il fondo, di costruire un futuro migliore, senz’altro nuovo.

Il cambiamento in seguito ad una catastrofe personale o sociale come quella raccontata nel film atterrisce, spaventa, ma è anche foriero di novità e può portare, con una buona dose di perseveranza ed impegno, ad un livello più alto nella propria vita, inaspettato: di sicuro non scontato. Il film ripercorre nelle sue fasi sino al finale questo processo vissuto non solo da Mario, il mio personaggio, ma da tutti gli altri protagonisti del film».

Colli piacentini, Torino e Milano: queste le ambientazioni che hanno fatto da sfondo ai ciak di Vista Mare, durati meno di tre settimane. Se il tempo di lavorazione è stato ottimizzato al massimo, gli escamotage ideati sono stati all’altezza della situazione per mettere a segno il risultato pur facendo i conti con il budget contenuto tipico di un film indipendente. Così ad esempio, gli stessi attori hanno fatto squadra con i sei elementi del cast tecnico, grazie alle professionalità acquisite durante la fase di pre-produzione, snellendo di fatto le tempistiche sul set, oltre ad aver arricchito il proprio bagaglio.

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