Simona, Stefania e la piccola Desi: «Famiglia è amore» –
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Simona Deidda e Stefania Mocci sono state la prima coppia omosessuale presentata da Stato Civile, la trasmissione andata in onda su Rai3 nel 2016 dedicata alle prime unioni civili in Italia. Dopo la seconda puntata del 26 dicembre (in prima serata), sono state sommerse da cyberbullismo.

Qualcuno ha augurato loro addirittura la morte. Anche perché a molti non è andata giù la questione che con loro viva pure la figlia di Stefania, Desirée, ora 13enne. Tra i primi a scagliarsi contro questa unione, Mario Adinolfi ed esponenti de Il Popolo della Famiglia. Le abbiamo intervistate per farci raccontare la loro storia e abbiamo chiesto a Desirée, semplicemente, com’è la sua vita con due mamme.

Chi è Simona? Chi è Stefania?

Simona: «Sono una donna di 34 anni, sono agrotecnico. Sono una donna lesbica da sempre anche se l’ho scoperto a 20 anni. Sono felice perché ho trovato la mia compagna di vita e la mia famiglia.

Stefania: «Ho quasi 35 anni. Sono prima di tutto una mamma. Desi è la mia vita. Poi sono una moglie, una moglie orgogliosa. Sono felice della mia vita, soddisfatta delle mie scelte e delle mie decisioni».

Com’era la vostra vita prima di conoscervi?

Simona: «Io ero una nomade (ride). Facendo la barman viaggiavo molto. Ho lavorato alcuni anni in Germania. Ero un po’ nomade in tutto. Ho avuto storie importanti, una relazione durata 4 anni e mezzo che quando è finita mi ha fatto rimanere chiusa per diverso tempo. È difficile entrare in me. Stefania è riuscita ad entrare fin da subito, è una cosa che non mi è mai successa. Non so se ci credi ma è stato è un colpo di fulmine. Non c’è altra definizione».

Stefania: «Non ho avuto modo di scoprire bene la mia sessualità. Il giorno in cui ho compiuto 14 anni ho conosciuto il futuro papà di Desi, 21enne. La mia vita è cambiata. Ho lasciato la palestra e le amicizie per stare con lui. Ci siamo sposati quando avevo 19 anni e a 21 ho avuto Desi.

Solo dopo aver avuto Desi ho capito che mi piacevano le donne. Mi sono innamorata di questa ragazza che allora era una mia amica. Lei sapeva già di essere lesbica. Io l’ho scoperto per caso: ho aperto la porta di una camera e l’ho vista baciarsi con un’altra. Le ho fissate per un paio di secondi e ho richiuso la porta. Ci sono rimasta secca.

Da lì sono iniziate la mia curiosità e la mia gelosia. Ho fatto il primo passo io. Mi ero autoconvinta che se l’avessi baciata non mi sarebbe piaciuto, invece no. Poi, con il tempo, dopo un anno, ne ho parlato con il padre di Desi e sono stata da una psicologa. Insomma, non è stato facilissimo accettarlo».

Com’è stato parlarne con tuo marito?

Stefania: «Siamo stati una notte e un giorno intero a parlarne. Cercavo di spiegargli come mi faceva sentire stare con una donna. Era una cosa totalmente diversa da quello che avevo provato fino a quel momento. Lui mi diceva che, anche se l’avevo tradito, mi perdonava pensando di aver avuto delle mancanze verso di me. Io non riuscivo più ad avere un rapporto d’amore con lui, gli volevo bene come un fratello anche perché ero cresciuta insieme a lui.

Dopo ho avuto una storia di 5 anni. Non con la ragazza grazie alla quale ho scoperto la mia omosessualità ma con un’altra. Quest’altra poi mi ha lasciata. Sono stata molto male. È stata la prima volta che sono stata lasciata, è stato un brutto colpo… si chiama karma (ride ndr.).

In seguito sono andata in un locale con un’amica che voleva farmi conoscere Simona. Era la notte tra il 24 e 25 agosto del 2013. Vista da lontano, ho detto subito: ‘No, no non è il mio tipo’, anche perché Simona era più mascolina mentre la mia ex più femminile.

Poi l’ho guardata negli occhi… un colpo di fulmine. Da lì non ci siamo più staccate. Siamo praticamente andate a convivere quasi subito. Forse una settimana. Lei aveva la casa a Cagliari e io vivevo in un paesino più lontano con mia mamma e Desi. Tanto valeva stare da lei subito, consapevoli che sarebbe potuta andare male e saremmo state mature per affrontare la questione».

Quando avete capito che volevate stare insieme definitivamente?

Stefania: «Se devo essere sincera, dico che mi sono sentita da subito legata a Simona. C’era qualcosa di particolare anche se inizialmente cercavo di non lasciarmi andare più di tanto ma per paura di soffrire nuovamente. Però, dentro di me, lo sapevo. Sai quando ti rendi conto che è la donna della tua vita? Per me è stato così».

Quando avete deciso di sposarvi?

Simona: «Sono successe molte cose in quei 3 anni prima di unirci civilmente (dobbiamo chiamarlo con il nome becero che gli hanno dato), sono mancate delle persone alle quali eravamo legate. Per Stefi la nonna e il nonno era come fossero secondi genitori.

Dopo 4 mesi che stavamo insieme, la nonna ha avuto un infarto fulminante. Lei ha sofferto tanto e queste sofferenze ci hanno fatto crescere insieme. Abbiamo superato dei momenti difficili, anche delle prove difficili. Poi è venuto a mancare il mio nipotino che avrebbe compiuto 20 anni di lì a poco. Sono dolori grandi da raccontare.

Abbiamo anche fatto scelte di vita difficili per garantire un futuro più sereno a Desi: ci siamo allontanate dalla città e siamo andate a vivere nel mio paesino natale. Secondo noi l’educazione scolastica che stava ricevendo non era corretta quindi abbiamo scelto di venire qui dove c’erano educatrici migliori.

Così però ci siamo ritrovate a vivere in un povero paesino di provincia, abbiamo dovuto sgomitare per lavorare. Queste difficoltà ci avrebbero potute dividere invece abbiamo affrontato tutto insieme, il nostro rapporto si è rafforzato giorno per giorno.

Come abbiamo deciso di sposarci? Beh, Stefi è stata male un paio di anni fa, è stata operata d’urgenza. Io sono stata dalle 7 del pomeriggio fino alle 3 del mattino in pronto soccorso. Nessuno mi diceva come stava perché ho fatto ‘l’errore’ di dire che era la mia compagna. In quel momento non sapevo minimamente cosa fosse successo.

Mi sono talmente spaventata che ho detto:

Ste, se fanno la legge io ti sposo’.

Così, quando a febbraio Monica Cirinnà ha annunciato questa possibilità, sono arrivata con un mazzo di rose e un anello con il simbolo dell’infinito e le ho chiesto: ‘Mi vuoi sposare?’. Però non avevo capito che l’avrebbero approvata a giugno, non avevo capito subito che dovevamo aspettare ancora molto.

Penso che l’unione civile o il matrimonio, in quanto istituzione, sia più per gli altri che non per chi lo fa. È servito per comunicarlo alla comunità perché anche la comunità ha bisogno dei suoi riti e le sue celebrazioni. Il fatto che noi ci amiamo e vogliamo stare insieme non penso che sia un foglio di carta a deciderlo.

Però, c’è da dire che tutta l’attenzione mediatica attorno al nostro matrimonio non l’avevamo assolutamente né programmata né messa in conto. Abbiamo registrato l’unione civile il 3 agosto, siamo state le prime in Sardegna. Abbiamo deciso di fare la cerimonia ad ottobre pensando che così, nel frattempo, si sarebbe sposato qualcun altro. Invece no, il giorno del matrimonio, il primo ottobre, ci siamo ritrovate tutta la stampa sarda attorno».

Il vostro matrimonio è stato preso d’assalto dalla stampa locale ma vi ha seguito anche Rai3 con il programma dedicato…

«Pensavamo fosse un documentario che sarebbe andato in onda a novembre e basta. Quindi abbiamo deciso noi di farli venire. Ma tutto il resto no. Tutta la stampa sarda era lì con noi… ci siamo sentiti Matteo Renzi in quel momento (ridono ndr.). Mi sono messa a piangere fuori dal Comune, arrabbiata, perché non volevo.

Pensa, ad esempio, la troupe di Rai3 aveva fatto perdere strada per sbaglio a Ste, e già questo è tragicomico. Quindi lei non arrivava ed io ero lì, fuori dal Municipio, come una pera, con questi giornalisti che mi chiedevano se ero emozionata. Ma secondo voi? Certo, sto per sposarmi.

Dentro avevo inoltre anni di rabbia, discriminazioni, insulti che stavamo lavando via di dosso in quel momento».

Ti va di raccontarmi qualche episodio omofobico che hai subito?

Simona: «Il primo episodio omofobico l’ho subito a 19 anni, quando ero presidente della consulta di Cagliari. Ho scoperto che, andando a una riunione nazionale, nessuna ragazza voleva stare in camera con me perché ero lesbica. L’ho scoperto da una ragazza transessuale: ‘Ci hanno messo insieme in camera perché ci hanno ghettizzato. Tu sei lesbica, io sono trans’. Fu la prima volta che mi sentii veramente discriminata.

Vivevo pure in un paesino della Sardegna quindi ti lascio pensare a tutte quelle battute che ho dovuto sopportare nella mia vita».

Il fatto di essere una coppia omosessuale che abita in un paesino di provincia, secondo voi, influisce ancora oggi?

«Le discriminazioni in faccia non te le fanno più. Abbiamo già denunciato chi ci ha insultato o minacciato di morte. Quindi sanno che abbiamo la denuncia pronta. Questo li impedisce di fare gli stronzi fondamentalmente. Però, appena ti volti, senti le risatine, le battutine… solo che io e Ste abbiamo deciso di andare avanti a fregarcene. Abbiamo tanto spazio nelle spalle quindi ce le mettiamo dietro queste cose».

Mi avete accennato che dopo la messa in onda della trasmissione su Rai3 si è alzato un polverone mediatico che non vi aspettavate…

Simona: «Allora, gli insulti li abbiamo ricevuti dal giorno del matrimonio, online, su delle riviste sarde. La parte più gettonata era il mio vestito ‘da uomo’: chi mi conosce, da una vita, sa che io uso molto jeans e camice. Sarei stata ridicola se mi fossi messa il vestito ‘a lampadario’ come Stefania. Sarei anche caduta se avessi messo i tacchi e mia moglie non mi avrebbe neppure riconosciuta.

Indosso sempre camicia e cravatta, Ste mi ha conosciuta così. Quindi, indossare quel vestito il giorno del mio matrimonio, è stato essere me stessa. Poi, molti non lo sanno ma l’abito è femminile, è stato fatto da una sarta di un negozio di abiti da sposa. Loro sono stati meravigliosi, erano felici di poter avere le prime clienti lesbiche.

Invece, online scrivevano, rivolti a Stefania: ‘Perché ti sei sposata quella vestita da maschio?’, ‘Perché non sposi un maschio?’, ‘Troia, troia, troia’, ‘Adesso a questa bambina hai tolto anche il padre’.

Da quando ci siamo sposate, fino alla seconda messa in onda del 26 dicembre della puntata (la prima volta era di notte alle 23 quindi non ha creato ‘disturbo’), è partita subito la polemica tra la Panama Film (produttori) e Rai3 con Daniela Collu da una parte e Mario Adinolfi contro la Rai per la ‘propaganda gender’… addirittura in occasione del Natale.

Adinolfi, come le truppe camerate, metteva i post contri di noi. Apriti cielo, fin dal promo:

Bambina in provetta’, ‘figlia del diavolo’, ‘chiamate l’esorcista’, ‘Simona è una rovina famiglie, ha rovinato una famiglia eterosessuale portando nel peccato Stefania’.

Insomma, Adinolfi ha izzato una marea di gente contro di noi. Se guardi il promo del nostro video su Rai3, sono tuttora presenti vari insulti. Molti li hanno tolti dopo che abbiamo dichiarato che li avremmo denunciati. Ci hanno minacciato di morte, ‘datele fuoco in piazza pubblica’, ‘devono essere fucilate immediatamente’».

Riuscite ad essere impassibili a questi commenti?

«Ci siamo spaventate. Non siamo state proprio bene. Immaginati cosa significa passare dall’essere nessuno ad essere riconosciute nei supermercati. Alcuni ci fermavano per darci un bacio, altri ci guardavano male. Una signora, al nostro passaggio, ci ha detto: ‘Che schifo, non vi vergognate? Andrete all’inferno’. Io l’ho guardata e le ho detto: ‘Signora… con lei a fianco. Arrivederci’. Altri si sono fatti il segno della Croce davanti a noi.

Inoltre, tutti questi commenti sono stati ripresi anche da Francesco Lepore, caporedattore di Gay news che ha voluto raccontare la nostra storia anche per il cyberbullismo che abbiamo subito. Ci siamo trovati nell’occhio del ciclone».

Anche Desirée ha subito  insulti?

«Non da amici o conoscenti di qui. Sul sito sì, lì abbiamo denunciati. Abbiamo fatto togliere tutte le foto della bambina. Ci siamo appoggiati a Rete Lenford. Ci ha seguito Maria Grazie Sangalli. Abbiamo denunciato 14 persone e siamo in attesa della sentenza, dopo un anno e mezzo».

Come si combattono i pregiudizi?

«I pregiudizi si abbattono solo quando le persone ti conosco veramente. Molti compagni di scuola di Desirée inizialmente ci guardavano con occhi spaventati, come se avessero visto gli alieni. Poi venivano a casa, ci vedevano mentre preparavamo la cena, li invitavamo: da lì hanno capito che siamo delle persone normalissime. Aprendo casa agli amici e poi ai genitori, hanno capito che casa nostra è aperta a tutti. Anzi, quando qualcuno ha dei problemi capita che si rivolga a noi per una mano.

Insomma, penso che sia tutta una questione di conoscenza. I pregiudizi sono fatti di ignoranza, mancanza di conoscenza. Devi farti conoscere e aprire casa tua».  

Qual è il vostro punto di vista sulla legge delle unioni civili?

«La legge delle unioni civili è stata l’ennesima sanzione di discriminazione tra eterosessuali e omosessuali perché è stata approvata senza step child adoption. È un punto di partenza ma, così com’è, fa diventare i figli delle persone omosessuali fantasmi. Quindi, sicuramente, è un punto di partenza ma incompleto.

Ora dovremo lottare intanto per mantenerci questo (perché i tempi attuali fanno paura), e poi l’obietivo è matrimonio egualitario e adozioni sia per omosessuali che per persone single. Questo perché i bambini devono essere felici».

Cosa rispondete a chi dice che i bambini vanno protetti intendendo che non lo sarebbero se fossero in una famiglia omosessuale?

«In effetti i bambini vanno protetti: i bambini stanno bene dove c’è amore. Dove c’è donna single, un uomo single, due donne, due uomini. L’importante è che ci siano amore e rispetto. Così il bambino può crescere felice e sereno, con valori e principi. I bambini vanno protetti da chi ti vuole insegnare che siamo diversi».

Cos’è per voi la famiglia?

«La famiglia è amore. Sono due persone che si prendono cura una dell’altro e crescono i propri figli dando loro una direzione di vita per farli diventare persone migliori per se stessi e per gli altri».

Desirée, com’è avere due mamme?

«Avere due mamme e anche un papà per me è bello, ci capiamo di più, essendo diverse, con mamma Ste parliamo di ragazzi, di amore, della vita, con lei ho un rapporto bello, le racconto tutto tutto. Con Simo mi diverto a scherzare, facciamo i compiti insieme, mi spiega la politica e la storia perché lei sta legge sempre e ci guardiamo i film horror e i documentari insieme».

Sei felice?

Desirée: «Sono felice perché mi sento fortunata ad avere una famiglia speciale».

Subisci discriminazioni dai tuoi coetanei?

Desirée: «3 anni fa hanno provato a prendermi in giro. Sentivo le mie compagne, ridere e dire ‘Desirèe ha le mamme lesbiche‘, ma dopo che Simo e mamma si sono sposate, hanno smesso e hanno fatto loro gli auguri».

I vostri sogni per il futuro?

«Vorremmo avere un altro bambino».

Stefania: «Io mi sono goduta la gravidanza ma Simo no».

Simona: «Desirée chiama nonni i miei genitori. Loro l’hanno conosciuta quando lei aveva già 8 anni, vorrei che loro potessero avere un nipotino neonato».

La vostra canzone?

«Una su un milione di Alex Britti».

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