Rinascere. Per essere se stesso. Francesco Brodolini si racconta nelle tante forme creative tramite le quali si esprime: dalla musica alla recitazione, passando per l’arte.

Uomo trans di 33 anni, unisce i suoi talenti all’attivismo: è infatti suo “Riflessi di noi”, ovvero il “primo testo autobiografico in Italia e nel mondo che racconta di un percorso di transizione da femmina a maschio”.

Oltre alla musica, sempre grazie a Francesco troviamo un personaggio trans in un film, Le strade del crimine di David Petrucci (visibile su Chili in Italia).

Del lancio del suo primo pezzo ne abbiamo parlato già ampiamente in un precedente articolo (qui). Ora conosciamo a fondo l’uomo che sogna di viaggiare per il mondo con la sua musica e innamorarsi. Chissà che le cose non possano andare a braccetto…

Chi è Francesco? Presentati…

Sono un uomo trans* che vive le giornate nella semplicità come tutte le persone. Mi sveglio al mattino: faccio colazione, gioco con il mio cane e sono molto impegnato sui social. Prendo lezioni di canto. Vivo i miei amici, credo nell’amore anche se ancora non ho trovato la donna della mia vita.

Dipingo, creo sculture, recito e soprattutto scrivo testi musicali. Ho quasi 33 anni e, nel corso della vita, ho attraversato molteplici difficoltà ma nonostante tutto sono riuscito a trovare il mio giusto spazio nel mondo trasformando il pianto in sorriso e la paura in coraggio.

Prima di intraprendere il percorso di transizione non riuscivo a realizzare i miei sogni era come se mi sentissi bloccato in un mondo che non sentivo mio, finché ho cominciato ad ascoltarmi, prendendo la consapevolezza di essere, finalmente me stesso. Francesco. Proprio da questo momento mi sono reso conto che la vita non è solo una, ma è fatta di rinascite.

Quando hai iniziato a sentire di essere un ragazzo trans e quando lo hai realizzato pienamente?

Già alla tenera età di 5 anni cominciai a sentire di essere un maschio, un bambino.

Non c’era, però, l’informazione che è presente oggi in merito all’incongruenza di genere. Per questo motivo vivevo le mie giornate nella semplicità e purezza che ha un bambino di sentire e percepire le cose.

A 17 anni lasciai scuola e mi rinchiusi per un anno in casa senza neppure uscire con i miei amici… cominciai ad avvertire un disagio a cui non sapevo trovare il nome ma era l’incongruenza tra l’anima e corpo. Poi solo all’età di 26 anni e mezzo capii che non potevo più continuare a reprimere il mio vero me. Iniziai il percorso di transizione e ad oggi vedo davanti allo specchio, che in passato fu il mio peggior nemico, l’uomo che ho sempre sentito di essere.

Com’è stato affrontare il percorso di transizione? Quali sono stati i primi step?

È stata una vera e propria boccata d’aria in un momento in cui pensavo di non farcela.

A settembre del 2015, quando toccai il fondo, chiamai il centro di incongruenza di genere di Roma, il SAIFIP,  dove iniziai tutta la parte psicologica . Da li a pochi mesi mi fu rilasciata una relazione, con essa  iniziai la terapia ormonale sostitutiva (Testosterone) e dopo un anno  tutta la parte burocratica con un avvocato per richiedere al tribunale il riconoscimento anagrafico e la possibilità di affrontare gli interventi chirurgici .

Venni operato a Firenze di isterectomia e mastectomia. Questo è stato il mio percorso, lo sottolineo dato che ogni percorso di transizione è differente, poiché ogni persona ha una vita diversa.

Familiari e amici: come l’hanno presa?

Quando lo comunicai a mia madre non si meravigliò, mi abbracciò e mi disse “Spero che sarai finalmente te stesso e sarai felice”. Mio padre rimase un po’ colpito ma piano piano accolse il mio sentire. I miei parenti erano un po’ impauriti all’ inizio ma io cercavo di informarmi. Gli facevo comprendere che io stavo bene e che sarei stato felice, per loro è stato importante questo.

In amicizia, invece, mi sono allontanato da alcuni amici… questo può verificarsi per ogni persona che, nel corso della sua vita, intraprende strade diverse.

Ho, però, in questi anni costruito altri rapporti di amicizia, per esempio quella con il mio Manager Daniele Bianchi,  che mi sta accompagnando in questo nuovo mondo della musica.

Transizione e burocrazia italiana: quali le maggiori difficoltà?

Sicuramente rispetto agli anni passati qualcosa sta cambiando, anche se ci sono ancora delle difficoltà che una persona trans* può incontrare lungo il suo percorso.

Io ricordo che avevo difficoltà nel trovare lavoro quando avevo ancora i documenti anagrafici al femminile e la mia immagine diceva il contrario. Venivo assunto ma non appena mostravo i documenti c’era sempre un motivo per non firmare il contratto, “Ora sento il capo del personale per capire come si può fare, la chiamiamo noi”, quella telefonata non arrivava mai.

Oppure ricordo le difficoltà presso gli sportelli pubblici quando mostravo i documenti e in seguito la sentenza del tribunale, mi guardavano e dicevano “Non le ho chiesto i documenti di sua sorella ma i suoi, li ha rubati?”. Mi ritrovavo spesso a dovermi giustificare per non parlare della privacy che veniva sbandierata alle persone che erano li in quel momento.

Questo per dire che le attese del tribunale sono spesso lunghe e spesso gli enti non sono preparati, per scarsa informazione, a gestire il tutto, facendoci ritrovare in un vortice di disagio.

A proposito di DDL Zan e forze politiche contrarie, un tuo commento.

Il Disegno di legge Zan è indispensabile. In questi giorni abbiamo ascoltato o letto fatti di cronaca dove raccontavano episodi di odio puro e violenza fisica/verbale.

Non riesco a capire e comprendere come forze politiche possano mettersi contro alla tutela dei cittadini.

Da attivista, artista e persona continuerò a metterci la faccia nel mio piccolo ma importante sarà l’appoggio di tutte le singole persone verso questo disegno di legge che può fare la differenza: TUTELARE.

Passiamo alla musica. Con “Riflessi di noi”, grazie a te abbiamo in Italia il primo singolo che racconta di un ragazzo trans. Molte persone trans preferiscono non menzionare il proprio nome di nascita, tu invece lo ricordi nel brano proprio come parte del tuo percorso, anche a livello visivo. Commenta…

“Riflessi di noi” è il primo testo autobiografico in Italia e nel mondo che racconta di un percorso di transizione da femmina a maschio…  attraverso questo testo, scritto con semplici parole, anche del tutto scolastiche, volevo far comprendere e avvicinare anche persone che non conoscevano questa realtà.

Proprio come accennavo prima, il percorso di transizione è soggettivo, quindi ogni persona vive in base al proprio sentire.

Rinnegavo il mio nome di nascita, addirittura c’è stato un momento dove ho provato a cancellarlo dalla mia testa e dal cuore, poi ho compreso di essere solo arrabbiato poiché non accettavo di essere un uomo Trans, ascoltandomi ho sentito di abbracciare e accogliere il passato.

Credo che questo atteggiamento fosse legato alla sofferenza provata per abbracciare l’esigenza più forte della mia vita: essere me stesso.

Ma è grazie a quel nome, Luna, a quelle sofferenze se ad oggi sono un uomo formato nella mia essenza. Per me Luna è come se fosse un sorellina da proteggere e custodire nel mio cuore.

Infatti nel video musicale, girato dal regista Alessandro Sabeone, il nome Luna viene raffigurato da una bambina di nome Ginevra, poiché è quella la visione che ho del mio passato nella mia anima.

Come hai scelto il nome Francesco?         

Inizialmente avevo scelto il nome Lorenzo.

In seguito, però, compresi che Francesco era il nome che di più avrebbe potuto rappresentarmi,  per tre motivi: mia madre si chiama Francesca, devo a lei l’opportunità di essere nato e rinato, mi è stata sempre vicino; sono un tifoso della Roma e dell’ unico vero capitano, Francesco Totti e poi perché come San Francesco d’Assisi amo gli animali e cerco nel mio piccolo di proteggerli ed aiutarli.

Oltre alla musica, sempre grazie a te troviamo un personaggio trans in un film, Le strade del crimine di David Petrucci. La rappresentazione nel media, soprattutto nel nostro Paese, sarebbe molto importante, poiché particolarmente carente allo stato attuale. Hai intenzione di continuare ad unire il tuo attivismo con la tua professione sia di attore che di musicista?

Io sarò sempre me stesso e spero di poter essere un esempio non solo per chi, come me, sta affrontando o affronterà il mio stesso percorso.

Sempre al di là di ogni categorizzazione. Perché se c’è una cosa che “odio” è  vedere associata alla parola “persona” la parola “categoria”.

Francesco Brodolini

A proposito invece di discriminazioni. Ne hai subite lungo il tuo percorso? Se sì, puoi raccontare qualche episodio in particolare?

In passato, soprattutto ad inizio percorso, ma la cosa che mi colpì di più furono le insinuazioni e giudizi di alcune persone dello stesso mondo LGBT +.

Per quanto riguarda altri episodi sono da attribuire ai commenti che ricevo sui social, mi ritorna in mente un commento “Ti do fuoco con la benzina”. Ormai sono abituato e cerco di far trasformare, attraverso il mio sorriso, la rabbia di chi scrive commenti di questo genere.

C’è qualcosa che vorresti ti venisse chiesto ma non ti chiede mai nessuno? Ovviamente… vogliamo anche la risposta.

Come stai?”, una domanda che può sembrare scontata ma non lo è! Ci dimentichiamo di chiederlo ma secondo me è una delle domande da porre alle persone a cui vogliamo bene, amiamo o che aiutiamo.

Sogni da realizzare?

Sicuramente quello di poter far ascoltare la mia musica in giro per il mondo, con uno zaino in spalla e scarpe da ginnastica.

Il secondo, quello di potermi innamorare di una donna perdutamente, di sposarla e di diventare papà un giorno.

Come concludiamo ogni intervista, ti chiedo: qual è la tua canzone preferita?

Ce ne sono tantissime, però La Geografia del Mio Cammino, di Laura Pausini ha segnato dei momenti indelebili.

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