Gabriella – Tutto assumerà un aspetto nuovo

Cara, anzi carissima amica mia,

chi avrebbe mai pensato, solo qualche mese fa, che una distanza logistica come quella che ci divide diventasse una distanza insuperabile? Già quando tu sei partita per un’altra città diversi anni fa, mi sembrava che il nostro allontanarci fosse uno strappo quasi viscerale, innaturale…

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Tu e io, cresciute, anzi, maturate all’ombra dei nostri crucci ma anche alla luce calda dei nostri segreti, delle nostre opinioni comuni. Tu, però mi avevi rassicurata: “Vedi? con qualche ora di treno o di auto ci possiamo incontrare. Oppure, facciamo metà strada ciascuna e scegliamo un posto a metà distanza e poi ci sono i telefoni, Skype”. 

Eh già, la più forte de ottimista sei sempre stata tu. O meglio, lo eri perché poi, con il passare del tempo e le difficoltà della vita, anche tu hai perso il tuo modo di vedere il bicchiere pieno a metà  e ti sei trovata debole, smarrita, a volte anche inquieta e malinconica.

Ora questi stati d’animo sono comuni a tutti, seppure con differente intensità. Le notizie allarmanti, rafforzate da numeri sconfortanti di decessi, la visione di città svuotate e silenziose, come in un film di fantascienza, ci hanno reso a poco a poco timorosi e fatto sentire indifesi e incapaci di trovare misure di lotta efficace. Tutti dobbiamo “Stare a casa” per evitare che il contagio di questo virus misterioso e letale si espanda più di quanto non stia già facendo e dobbiamo stare lontani da chi non vive in casa con noi. Ciò vale per genitori e figli, parenti vari e amici. Viaggiare? Un verbo svuotato di qualsiasi significato che non sia quello dell’estrema necessità. Per cui ogni distanza, anche quella di qualche decina di chilometri, diventa una barriera insuperabile ora.

Io e te ci sentiamo per telefono e condividiamo questo comune senso di solitudine e smarrimento. A me una cosa che colpisce moltissimo è il silenzio: ogni mattino, al risveglio, sono ancora dopo 5 settimane di lock down (blocco, isolamento, chiusura…), stupita di sentire solo il cinguettare degli uccellini che hanno il nido là, sull’abete a sinistra della finestra della camera.

Tu vivi in periferia di una metropoli e per te magari non è così insolito non sentire rumori la mattina: sei al 12esimo piano e hai le finestre insonorizzate. Ma per me… non avvertire rumori di motori o il vociare dei ragazzi che vanno a scuola è davvero strano. Anche tu mi confermi però che Parigi è spettrale: chiusi i negozi, i bistrot, le brasserie: fermi i mezzi di trasporto, strade deserte. Ci viene fatta notare la bellezza delle città e dei musei con droni e video che mostrano innumerevoli capolavori in tv… Ma forse proprio per questo siamo ancora più consapevoli, se possibile, di quanto abbiamo perduto. Voglio cambiare verbo e dire “abbiamo lasciato”, nella speranza di un ritorno alla… “normalità”.

Spesso penso, come te, che la normalità del poi sarà forse una normalità diversa; sarà difficile ritornare alla marea di persone negli stadi, ai concerti, alle feste paesane, al carnevale… a tutte quelle occasioni di vicinanza, anzi di contatto fisico più che vicino. Ma forse, saremo anche noi diventati diversi: questo periodo che ci sembra di vivere da un lasso temporale lunghissimo, che ci ha privati delle  nostre abitudini quotidiane fatte di tanti piccoli e grandi gesti e spostamenti, questo tempo “immobile e ripetitivo” che ci priva degli spazi e della libertà perfino negli affetti e nel modo di manifestarli, che ha segnato scie di lutti e di dolore, ci farà ritrovare l’entusiasmo per una passeggiata, per una cena tra amici, per una visita ad un parente o semplicemente per un abbraccio e una carezza. A lungo nulla sarà più dato per scontato e tutto assumerà un aspetto nuovo. Vedi? La primavera sta esplodendo e mai come ora ci intenerisce il boccio del geranio sul balcone, la fogliolina fragile del gelsomino, il tulle rosa sugli alberi da frutto.

Forse solo ora siamo consapevoli che stavamo nel giardino dell’Eden ma che non siamo stati dei buoni giardinieri e abbiamo distrutto tutto quello che potevamo, che siamo noi a essere i primi e terribili nemici dell’uomo.

E’ una lezione durissima quella che ci viene imposta senza deroghe e senza sconti e siamo pentiti. Ma ci ha anche insegnato a fare i conti con gli sprechi di cibo e di cose: ognuna è diventata preziosa poiché reperirla non è più facile come prima e tutto ha assunto una diversa importanza.

Tutti i nostri begli abiti, scarpe, accessori… come ci sembrano inutili ora! Chissà se poi ci riapproprieremo della voglia di indossarli, chissà se vivremo davvero una nuova vita, inimmaginabile solo qualche settimana fa se non sugli schermi del cinema… Resteranno invece e più forti le passioni che abbiamo: viaggiare, conoscere nuove civiltà, nuovi orizzonti ma, soprattutto, coltivare il giardino degli affetti perché sono il nostro bisogno primario che mai come adesso sentiamo irrinunciabili per la vita.

Avevamo avuto il beneficio di non vivere una guerra e la scienza e la tecnica avevano raggiunto mete impensabili, ci sentivamo padroni del mondo o quasi e questa caduta che non guarda il livello di benessere o di sviluppo di una nazione, né il clima, né l’etnia, ci ha reso tutti più consapevoli della realtà e di tutto quello che conta davvero.

Chi ci ha preceduto è scampato alla peste, alle guerre, alla spagnola… sarà questione di tempo ma anche per noi ci sarà la fine del periodo che stiamo vivendo: bisogna solo cercare, ora, di non sprecare neppure questo tempo immobile: io, come te, leggo, scrivo, faccio movimento in casa e penso… che vivere è già di per sé un privilegio.

Comunque ti saluto con un… a presto…

Gabriella

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