Quei nomadi che rubano i bambini…

Avete notato che, sebbene le indagini portino in altre direzioni, ogni volta che si parla della sparizione di Denise Pipitone viene fuori la pista Rom?

Ecco come si specula su una tragedia familiare incrementando sentimenti razzisti e stereotipi falsi e infamanti.

L’antiziganismo, atteggiamenti anti-Rom o espressione di stereotipi negativi nella sfera pubblica o incitamento all’odio, già radicati da ignoranza e paura atavica tra la popolazione, sono purtroppo diffusi anche dalla stampa e dai media, che incrementano quel sentimento romafobico già ampiamente presente in Europa e in Italia soprattutto.

Rubano, non hanno voglia di lavorare, non amano vivere in case perché sono nomadi per natura, rapiscono i bambini” sono questi gli stereotipi più noti, ma non certo i soli.

E torniamo all’esempio tratto dalla attualità: il caso di Denise Pipitone, bambina di quasi quattro anni scomparsa il 1º settembre 2004 a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Sebbene gli indizi più consistenti, anche se non hanno portato a risultati sul piano giudiziario, spingessero in direzione di un ambito familiare-locale, periodicamente la stampa tira fuori la “pista Rom”, come quando il 18 ottobre 2004 a Milano una guardia giurata nota e fotografa una bambina (ma dall’immagine non è neppure chiaro il sesso) vagamente somigliante a Denise in compagnia di una donna ritenuta di etnia rom, – che non è mai stata identificata -, e ciò porta alla perquisizione dei campi nell’intero interland.

E di nuovo il 31 marzo 2021 un’infermiera russa residente in Italia segnala al programma televisivo Chi l’ha visto? di aver notato una forte somiglianza tra Piera Maggio (la madre di Denise) e una ragazza ventenne russa, partecipante a una trasmissione televisiva, che sosteneva di essere stata rapita dagli “zingari” da bambina e di essere in cerca della madre. Ovviamente la notizia è stata smentita dalla prova del DNA.

Nonostante l’intervento televisivo a Chi l’ha visto? il 29 aprile di Gennaro Spinelli, Presidente dell’UCRI (Unione delle Cominità Romanès in Italia), per decostruire lo stereotipo che “gli zingari rubano i bambini”, di nuovo l’11 maggio i carabinieri di Scalea eseguono dei controlli su una ragazza di 21 anni, di origini romene, che vive a Scalea, a seguito della segnalazione di un cittadino che la trova somigliante a Denise. Come se, poi, provenire dalla Romania dovesse implicitamente significare essere Rom.

Da maggio ad oggi la cosiddetta “pista rom” è più volte emersa, nonostante nuovi indizi e intercettazioni telefoniche e ambientali, supportate da dichiarazioni della pm, portino altrove.

E veniamo al 25 giugno quando su fanpage.it viene pubblicato il parere di una criminologa, Anna Vagli, la quale dichiara che “la pista del rapimento da parte dei rom resta tra le più plausibili”. E così argomenta, partendo dal video girato da Felice Grieco a Milano a agli ultimi colpi di scena che portano fino a Parigi, ecco quali sono gli elementi a sostegno di questa tesi.

“La cosiddetta pista rom è sicuramente una delle più accreditabili. La bambina ripresa da Felice Grieco potrebbe essere stata davvero Denise. E ci sono molti elementi a conforto di questa affermazione”. Sulla stessa linea, stando a fanpage.it, pare essere anche il procuratore Alberto Di Pisa che, intervenendo più volte in tv nelle ultime settimane, ha detto: “La pista più concreta è quella dei rom, il resto sono soltanto chiacchiere. Chi l’ha rapita deve averla consegnata ai nomadi”.

E qui, caro procuratore, è da fare il primo appunto per un lessico ascrivibile agli hate speech, discriminatorio o, nella migliore delle ipotesi, frutto di ignoranza.

I Rom, i Sinti non sono nomadi “per natura”, come sostenevano i nazisti i quali individuarono in loro “il pericoloso istinto al nomadismo” – concetto questo fatto proprio anche dal fascismo -, né “per cultura”, come sostenuto anche da l’Italia degli anni ’50 (basti pensare alla creazione dell’Opera Nomadi) e come ancora per ignoranza si crede.

“Il vocabolo nomadi implica una forma culturale e non una denominazione etnica”- scrive il romanologo Santino Spinelli – “continuare a definire zingari o nomadi le comunità romanès sottende che si vogliono perpetuare l’odio razziale e le discriminazioni […] si lascia intendere che sono le comunitarie romanès per una presunta vocazione al nomadismo a voler vivere nei campi nomadi, che sia nella loro cultura, che sono loro che non vogliono integrarsi”.

“La popolazione romanì – prosegue Spinelli – non è nomade per cultura. La loro mobilità in Europa è stata sempre coatta, diretta conseguenza delle politiche persecutorie attuate sistematicamente da tutti gli stati; le comunità romanès non potevano insediarsi stabilmente in nessun luogo, erano costrette a essere girovaghe per evitare sia le violenze che le misure repressive”.

E dopo questa doverosa precisazione torniamo al caso Pipitone.

Quella bambina avvistata a Milano, nel video, per me – continua Di Pisa – è al 90 per cento Denise Pipitone”.

Il Ris di Messina ha addirittura individuato nel video della Guardia giurata almeno 7 tratti somatici identici a quelli di Denise, parlando di “elevata compatibilità morfoscopica” tra la bambina del video e la foto di Denise. In più, sempre nel video, la bambina risponde in dialetto mazzarese (come si faccia a riconoscere tale accento in un brevissimo scambio di parole ascoltate in video è del tutto opinabile) alla domanda posta da Grieco su cosa volesse mangiare (la bimba risponde che vuole una pizza). Il presidente dell’Unione comunità Romanés in Italia ha detto che la parola “Danàs”, appellativo con cui viene indicata la bimba del video, ha un accento croato e non rom. Ma per Grieco è siciliano di Mazzara!

Ma sono gli elementi a sostegno della pista Rom?

Eccone una breve analisi effettuata dalla criminologa Vagli: “Pietro Pulizzi, il papà biologico di Denise, all’ora di pranzo del giorno della scomparsa della bambina va a chiedere aiuto a un suo amico, nato in Kossovo ma che era arrivato in Italia quando aveva nove anni. Non sappiamo il suo nome, ma è noto che faccia parte di una comunità rom che da anni è radicata a Mazara del Vallo. I due si conoscevano inizialmente perché frequentavano lo stesso bar. Pietro chiede all’uomo se sapeva dove fosse finita la bimba, non rivelando all’inizio che si trattava di sua figlia, ma senza successo. Il 2 settembre del 2004, quindi il giorno dopo la sparizione di Denise, l’uomo viene chiamato in commissariato per spiegare perché era stato coinvolto nelle ricerche da Pulizzi. Ma proprio da quel giorno i rapporti tra i due si interrompono totalmente. Il suo telefono è stato intercettato dal 3 al 17 settembre del 2004 ma non è stato trovato alcun tipo di riscontro”.

Dal momento che i Rom sono vittima di uno sciacallaggio non solo politico ma anche mediatico, e che gli “zingari” sono diventati “panem (mediatico) et circenses” da dare in pasto ai leoni dell’audience come un tempo i cristiani nell’arena, prolificano gli interventi televisivi e gli “avvistamenti” di Denise.

Chi l’ha visto? il 16 giugno ha rintracciato una signora che secondo Mariana, una ragazza che ha detto di averla riconosciuta e incontrata in un campo rom a Parigi, potrebbe essere la donna che era con la bambina nel video di Grieco. La donna si chiama Silvana Jankovic, è macedone, e vive da molti anni in Italia. Sorpresa, scioccata e tornata dal fatto che la sua foto sia stata mostrata ovunque, smentisce categoricamente di essere la donna del video con la bambina di Milano. Ha mostrato anche i segni sulla sua fronte che non ci sono in quelle immagini catturate dalla guardia giurata. Il 10 giugno, infatti, a La vita in diretta, Mariana Trotta, 27 anni, Rom, da anni residente in Italia, ha segnalato di aver incontrato quella donna, che sarebbe sua zia, tre anni fa a Parigiin un campo rom. Stando a quanto raccontato, quest’ultima aveva con sé una ragazza che diceva di essere sua figlia. Ma anche questa segnalazione è caduta nel vuoto.

Mariana ha parlato anche a Storie Italiane su Rai1 e a Chi l’ha visto? Su Rai3.

Mi viene in mente la a canzone di Gaber La strana famiglia, in cui, parlando dello spopolare di certi programmi televisivi, definiva l’Italia

Il Bel Paese sorridente
Dove si specula allegramente
Sulle disgrazie della gente
”.

Ma torniamo alla dichiarazione della criminologa Vagli, la quale conclude dicendo “È chiaro che la regia del rapimento parta dall’ambito familiare, quindi è possibile che sia stata presa da qualcuno e poi consegnata ai rom […] credo che sia la pista rom che quella che vede coinvolte le famiglie Corona e Della Chiave, muovano entrambe da un presupposto inamovibile: il sequestro di Denise è nato e si è sviluppato in ambito familiare”.

Allora se questo è così chiaro, perché tirare un fuori ogni volta la pista Rom? Attribuire comunque una qualche responsabilità ad un Rom?

La dottoressa Vagli ha contattato anche il Presidente delle Comunità Romanès in Italia, quasi aspettandosi un plauso per il suo articolo. E Gennaro Spinelli così le ha risposto: “Chiaramente è un articolo di impatto ma parlare di Rom in questi contesti, non di ricerca ma accusatori, non fa che aumentare l’odio razziale e creare ripercussioni inimmaginabili per chi non le subisce, parlo di persone assolutamente inermi, ad esempio su bambini che vanno a scuola o gente che che si alza alle 4 per andare a lavorare”.

Con articoli come quello di fanpage e interventi come quello della criminologa Vagli si condanna un’intera etnia, pacifica e senza confini che, per dirlo con le parole di Moni Ovadia, “continua a essere esule anche se ufficialmente in gran parte cittadina a pieno titolo degli Stati in cui si trova a risiedere, un popolo per il quale non avere un esercito, polizie proprie, istituzioni statali, burocrazie, servizi segreti, invece di essere considerato titolo di merito è ritenuta sospetta difformità”.

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