Walter – Lei giocherà!

Cara Lara,

come stai? Potresti essere anche oltremare, così lontana come mi sembri attualmente, ma anche così vicina. E ti penso sempre. Come possiamo vivere ancora in questo mondo, nel quale ogni giorno muoiono centinaia di persone?

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Mi ricordo, il giorno dopo la morte di mia madre, come cantavano i merli e io ero turbato. Come potevano cantare, quando il mondo avrebbe dovuto fermarsi a causa del mio dolore? Come potevano osare cinguettare e cantare, mentre per me crollava il mondo?

A volte mi sorprendo a pensare e mi chiedo: ti ricordi di quando ti ho raccontato del romanzo “La guerra dei mondi” di H. G. Wells e dell’adattamento radiofonico del 1938? La trama riguarda la conquista del nostro pianeta a causa di un’invasione da Marte. L’adattamento radiofonico scatenò il panico. Gli ascoltatori però non vedevano né un marziano né dei dischi volanti. Eppure, il tono drammatico della trasmissione, oltre al fatto che in quel momento la radio fosse l’unica fonte d’informazione a disposizione, scatenò un’isteria di massa. La trasmissione sembrava un vero e proprio radiogiornale. A questo proposito abbiamo anche parlato dell’opera di Le Bon, “Psicologia delle folle”.

Mi chiedo, dunque, cosa succederebbe se anche noi stessimo assistendo a un adattamento televisivo, resi isterici dalla tv statale, unica fonte d’informazione, dalla quale tutte le altre (giornali, social media) copiano, creando così una catena di Sant’Antonio, sempre più accelerata, la quale ci fa credere a una catastrofe che non c’è? Non ho ancora visto dei morti di Covid-19, non ho visitato un ospedale, vedo solo le immagini che passano sullo schermo televisivo. Ma mi rendo subito conto, naturalmente, che questa idea è una fantasticheria, dettata dalla terribilità sconvolgente degli avvenimenti.

Sono seduto qui alla scrivania e sto scrivendo queste righe già per la terza volta. In sottofondo vedo le immagini scioccanti di Bergamo, dove soldati con mezzi militari trasportano in colonne interminabili i feretri con i morti, accompagnati da “Il Silenzio” o da “L’Inno di Mameli”. E ogni tono, ogni nota, produce nuove lacrime. Scendono sulle guance, in rigagnoli caldi e amari, ininterrottamente gocciolano sulla carta, l’ammollano e mi costringono a ricominciare da capo.

Avremo noi due, come Renzo e Lucia, la fortuna di rivederci dopo la peste? Ne dubito. Sono seduto qui e ascolto la musica di Anton Bruckner, quasi una musica dedicata a Werther, direi.
Sul tavolo, le opere di Nietzsche. Tutto il mondo è grigio e triste. Allora questo è stato tutto? Tutta la vita? Sentiamo già gli zoccoli dei cavalli dei Cavalieri dell’Apocalisse? E di nuovo mi scendono le lacrime – di nuovo in tv hanno intonato l’Inno. Mi strazia il cuore!

Strano, un raggio di sole penetra la cappa di nubi, guarda attraverso la finestra e gioca con i suoi riflessi sulla superficie della mia scrivania.

E sento oltre la musica triste una vocetta di bambino: “Ma io voglio giocare e io giocherò!”. Che vocina risoluta! Mi alzo, vado alla finestra e cerco quel piccolo ribelle. È una bambina di circa quattro anni, la quale, gridando e ridendo corre sul prato a braccia aperte.

Hm, un raggio di sole, un riso felice e una piccola bambina. Mi asciugo le lacrime: Dai, coraggio, Lara, possiamo ancora sperare!!

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