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Il 13 maggio è stata presentata a Oslo la mappa sui diritti LGBTI di ILGA-Europe in occasione della Giornata Mondiale contro omo-transfobia, bifobia e intersexfobia che sarà celebrata in tutto il mondo il 17 maggio con la sigla IDAHOBIT (acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia).

Per la prima volta in 10 anni alcuni paesi stanno retrocedendo: tra questi la Polonia, che ha iniziato a negare l’accesso alla procreazione assistita alle donne single, la Bulgaria, che ha reso più difficile cambiare i documenti per le persone trans, l’Ungheria e la Turchia – dove è a rischio la libertà d’espressione e associazione, oltre che la sicurezza degli attivisti – la Serbia e il Kossovo, che non hanno rinnovato le loro strategie nazionali per le pari opportunità, e anche l’Italia che scende al 34esimo posto insieme all’Ucraina.

Diritti Lgbti in Italia: mancato rinnovo UNAR contro le discriminazioni su orientamento sessuale

Per quanto riguarda l’Italia, pesa il fatto che non è stata rinnovata la strategia nazionale dell’UNAR contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e identità di genere. 

A far scendere il punteggio italiano, è anche il fatto che l’indice di ILGA-Europe quest’anno dà ai diritti delle persone trans e intersex e alla protezione dall’omo-transfobia. Questi cambiamenti restituiscono un’immagine più accurata di quello di cui le persone LGBTI hanno realmente bisogno e di ciò che impatta maggiormente sulle loro vite.

«L’Italia è ben lungi dall’essere tra i Paesi che hanno mostrato la capacità di ampliare il loro orizzonte per abbracciare la visione di eguaglianza necessaria alle persone LGBTI e tradurla in concreti provvedimenti legislativi e amministrativi. Anzi, le affermazioni discriminatorie di alcuni rappresentanti del governo fanno temere ulteriori passi indietro, come peraltro già accaduto con il decreto voluto dal Ministro dell’Interno che impone l’utilizzo, nelle carte d’identità elettroniche dei figli minorenni, delle parole “padre-madre” in sostituzione della parola “genitori”». Questa la voce corale dei firmatari del comunicato di Arcigay, ovvero Agedo, Associazione Radicale Certi Diritti, Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford, Centro Risorse LGBTI, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno, OII-Italia.

Se da un lato la stagnazione e il peggioramento della condizione delle persone LGBTI in Europa risulta evidente dall’indice di ILGA-Europe, alcuni governi, come il Lussemburgo e la Finlandia hanno dimostrato una chiara capacità di leadership nel 2018.

Un’ottima legge sul riconoscimento del genere basata sul principio di autodeterminazione e un’esaustiva strategia nazionale contro le discriminazioni e per le pari opportunità hanno permesso al Lussemburgo di balzare dal ventesimo al terzo posto della graduatoria di ILGA-Europe, dopo il Belgio e Malta, che rimane saldamente in testa alla classifica per il quarto anno consecutivo. All’estremo opposto si trovano invece Armenia, Turchia e Azerbaigian.

«Nell’attuale clima sociale e politico sempre più polarizzato, le leggi e la loro implementazione sono spesso le ultime linee di difesa per le comunità LGBTI. – commenta Evelyne Paradis, direttore esecutivo di ILGA-Europe – Ecco perché abbiamo bisogno che le classi dirigenti nazionali ed europee raddoppino gli sforzi per garantire l’uguaglianza per le persone LGBTI sia nella legge sia nella pratica politica”».

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